Grazie al nostro Enrico Dall’Anese, Solighetto, frazione di Pieve di Soligo, ha una data di nascita precisa: 2 febbraio 1215.

Infatti, il professor Dall’Anese è riuscito a trovare il documento con il quale i Caminesi vendettero al Comune di Treviso il castello di Soligo (di cui abbiamo già parlato qui) e il feudo sulla riva destra del fiume Soligo, mantenendo il controllo sulla riva sinistra, quell’appunto dove sorge Solighetto.

I Caminesi iniziarono a costruire un nuovo castello sulla collina; poi venne il borgo che si sviluppò intorno all’esistente chiesa di Sant’Andrea. È l’inizio di una nuova gastaldia, quella, appunto, di Solighetto, che si estenderà da Farrò fino al confine tracciato a sud-est dal torrente Lierza (Barbisano e Barbisanello).

Una veduta di Solighetto

Il castello di Solighetto, dicevamo, sorse in posizione elevata quasi parallelamente a quello di Soligo, sopra il poggio della località tra Solighetto e Pedeguarda che porta ancora il nome di Castelletto. Il suo interesse strategico, allo sbocco della Valmareno, era evidente; era costituito da una parte fortificata e da un borgo.

Nella vicina parte pianeggiante scorreva un canale che muoveva le pale di un mulino.

Nel borgo molto presto venne costruita un’ampia tettoia in legno, in seguito trasformata in loggia in muratura, dove si svolgevano le attività amministrative della “curia” e in seguito divenne “casa del comune”, nella quale alcuni funzionari amministravano la giustizia con l’aiuto dei soldati posti a difesa del castello.

A differenza di quello di Soligo che fu distrutto dai trevigiani nel 1319, il castello di Solighetto, che ospitava la maggior parte dei beni dei caminesi, si salvò e, dopo l’estinzione del ramo dei caminesi di sopra, passò nel 1343 a quello dei caminesi di sotto, venendo infine raso al suolo da Rambaldo di Collalto nel 1379 in rappresaglia della condotta caminese.

Tornato al vescovo di Ceneda, il feudo della Valmareno, comprensivo anche della signoria di Solighetto, passerà poi a Venezia che a sua volta vi infeuderà il Brandolini e il Gattamelata.

Furono proprio i Brandolini a ricostruire sulle fondamenta del castello raso al suolo, un nuovo fortilizio; la tradizione conservata nella famiglia Brandolini dice che vi abbia soggiornato il Gattamelata nel breve periodo in cui fu comproprietario del feudo di Valmareno e della signoria di Solighetto.

Nel 1436 rimasero unici signori della contea di Valmareno i Brandolini e il loro dominio resisterà fino alla caduta della Serenissima.

Nei primi decenni del ‘700 il Castelletto fu abbandonato definitivamente segnandone la definitiva decadenza: i Brandolini costruirono, poco più a valle, la loro nuova abitazione; una villa veneta tipica del 1700 come architettura ma dalle finissime decorazioni d’ispirazione prettamente veneziana.

È quella che ancora oggi chiamiamo Villa Brandolini, ora di proprietà comunale, sede di convegni e manifestazioni artistiche, del centro culturale “Francesco  Fabbri”, del Consorzio di tutela del vino Prosecco Conegliano-Valdobbiadene, dell’Istituto Musicale “Toti Dal Monte” e dell’omonimo museo.

Nei primi del ‘900 Solighetto era un borgo fiorente di attività artigianali, anche se l’agricoltura la faceva ancora da padrone, retaggio culturale delle famiglie patriarcali, del feudalesimo poi trasformato in mezzadria.

La grande guerra prima e i tragici episodi legati alla Resistenza nel ’44 interruppero ma non fermarono le fiorenti attività presenti nel paese.

A partire dai primi anni sessanta fino alla fine degli ottanta Solighetto registrò un intenso sviluppo edilizio, grazie anche al ritorno di molti emigranti in seguito al progresso sociale ed economico della zona.

Fino a ora: 806 anni domani ma con la freschezza e la vivacità di un borgo tra le colline patrimonio dell’umanità!

Solighetto in uno scatto del dossier Pieve 2022 per Capitale Italiana della Cultura

Fonte: “L’Alta Marca Trevigiana – Intinerari storico-artistici nel Quartier del Piave e nella Valmareno” pubblicazione a cura del Consorzio Pro Loco Quartier del Piave

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