Non si sa la data certa ma si presume che sia il 17 febbraio. Sicuramente era il 1946 ed era una domenica tra il 14 febbraio (festa patronale di Sernaglia) e il 5 marzo, ultimo giorno di carnevale.

Ma cosa avvenne precisamente? Le vie di Sernaglia vennero percorse ripetutamente da una nave pirata! In realtà si trattava del primo carro mascherato del paese e quella fu tra le prime sfilate di carri allegorici della provincia di Treviso.

Ma la storia che si nasconde dietro quel carro è quella di una comunità duramente provata dalla guerra, dalla miseria, dalle fatiche e le sofferenze dell’emigrazione. Fu il sindaco di allora, Giocondo Pillonetto a volere con tutte le sue forze una festa per salutare con allegria gli emigranti in procinto di partire; l’eco della guerra con i suoi odi e rancori era ancora nell’aria ma lui si convinse, che coinvolgendo tutto il paese nella preparazione e realizzazione di una manifestazione, tra risate e spensieratezza, si sarebbe potuto, almeno in parte, dimenticare la cupezza di quegli anni.

S’inventò così la sfilata dei carri mascherati e, lui stesso, maturò l’idea di usare una barca lasciata dai tedeschi in ritirata (una di quelle “prese di guerra” usate sul Piave) e farne una nave corsara.

Ma quelle barche, in quel momento sotto sequestro, vennero rivendicate dai vecchi proprietari. E quella che dovrebbe diventare il famoso carro sembrava essere di proprietà di una famiglia di Fontigo i cui componenti, si presentarono dal sindaco, armati di pistola, decisi a riavere la barca.

Non sappiamo i particolari di quel dialogo ma immaginiamo che, con la sua dialettica e maestria, Pillonetto riuscì a placare la famiglia in questione convincendola delle sue buone ragioni.

“La nave corsara” fu così il primo carro mascherato del carnevale di Sernaglia.

Da allora la sfilata, organizzata dalla Comunità Emigranti del paese (forse la prima associazione emigranti in Italia, anche questa voluta dal sindaco Pillonetto), divenne un appuntamento tradizionale che si accompagnava con i festeggiamenti e l’antica fiera di San Valentino; appuntamenti che storicamente segnavano, appunto, il triste calendario delle partenze degli emigranti stagionali.

I carri richiamavano i temi cari alla gente dell’epoca, il ciclo delle stagioni, le attività agricole; i titoli di alcuni: “La vendemmia”, “Le quattro stagioni”, “La primavera”, “L’inverno”, “L’Italia e il mappamondo”, “Il mulino a vento”, “La sagra contadina”. Nel 1998 furono raccolti in un libro pubblicato dalla Pro Loco di Sernaglia.

Nel 1947 sfilò un carro che è ancora oggi nei ricordi dei sernagliesi: ”Il Nido delle Rondini”. Il significato era evidentemente la comunanza di obiettivi tra rondine ed emigrante: ritornare a casa l’anno successivo e costruire nel proprio paese il nido (la casa) per la famiglia.

Un particolare del carro Il nido delle rondini

Personaggi illustri si susseguirono tra i giurati, il primo fu senz’altro Giovanni Comisso presente nel 1950, ma come non ricordare Toti Dal Monte e Andrea Zanzotto nel 1970 e 1971?

Nel 1951 a Sernaglia approda addirittura la RAI che realizza per l’Istituto Luce un cortometraggio poi trasmesso in televisione. Per l’occasione presenziarono alla sfilata il Vescovo, il Prefetto e alcuni graduati dell’esercito. In questo video si pose l’accento sulla realtà degli emigranti e venne narrato un episodio che è davvero lo specchio della solidarietà nella comunità in quegli anni.

Sempre Giocondo Pillonetto, insieme con alcuni emigranti, fu promotore di una raccolta fondi per costruire una casetta per Tile, un uomo mite ma con problemi psichici, che viveva di stenti con una sorella che presentava le stesse problematiche, svolgendo piccoli lavoretti per il comune, come la pulizia delle strade dopo il mercato settimanale o quella dei tombini. La casa fu consegnata a Tile alla presenza di tutto il paese e documentata proprio da questo cortometraggio che potete rivedere qui.

Il fotogramma del cortometraggio della Rai che immortala la consegna delle chiavi a Tile

Le sfilate dei carri, dicevamo, continuarono e, negli anni successivi i temi cambiarono insieme allo sviluppo economico del paese, e furono per lo più dedicati ai mestieri e alle realtà produttive locali.

Alcuni furono realizzati da giovani del paese che diventarono poi artisti famosi; la sfilata del 1967, per esempio, rimane agli annali per aver visto sfilare: “Il trionfo del Baco” di Luigi D’Agostin, “La mucca dell’alpino” del Clan dei Modellisti, “Lo stregosauro” di Fortunato Zecchinon, Ivano Marchi e Cavecchia Marc e “Nel Mondo dell’Ariosto” di Carlo Balljana.

Uno scatto storico del carnevale di Sernaglia

Dal 1965, con la nascita ufficiale della Pro loco di Sernaglia, l’organizzazione della sfilata passa in modo naturale a quest’ultima e, nel 1989, si costituiscono ufficialmente le quattro contrade del paese: Cal de Mez, Boscheta, Musil e Castelik. Le contrade parteciperanno attivamente ogni anno alla sfilata dei carri con proprie creazioni.

Nel 1993 la Pro Loco istituì il primo trofeo provinciale “Barba Zhucon” espandendo in tutta la provincia e anche in quelle limitrofe la sfilata dei Carri Allegorici, fino al 2007.

Dal 2008, tuttavia, la sfilata riprese le caratteristiche storiche che l’avevano contraddistinta fin dall’inizio, valorizzando la tipicità locale e le peculiarità delle quattro contrade.

Settantacinque anni di storia di un’intera comunità, frutto di un’idea visionaria, difesa con coraggio dal sindaco poeta, Giocondo Pillonetto.

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