Raccogliamo in questo articolo le rubriche dei luoghi dimenticati di Miane, Sernaglia della Battaglia e Tarzo apparse nei nostri magazine dei primi tre mesi di questo 2023.

La rubrica del magazine Eventi Venetando

Ogni anno dedichiamo una rubrica del nostro magazine Eventi Venetando a un contenuto culturale inerente ai comuni ai quali il mensile è, di volta in volta, dedicato.

Nel 2022 lo spazio è stato dedicato ai nostri paesi cent’anni fa, rubrica interamente curata dal professor Enrico Dall’Anese.

È proprio con quest’ultimo che abbiamo pensato a un argomento un po’ diverso per il 2023: pensavamo di occuparci di un luogo/edificio/monumento “dimenticato” o da scoprire.

Per questo abbiamo cercato la collaborazione del nostro Gianantonio Geronazzo e di tutte le Pro Loco consorziate alle quali abbiamo chiesto di segnalarci un sito nel loro comune o frazione, che secondo loro meriterebbe più attenzione e che, se rivalutato, potrebbe essere di interesse turistico anche per le persone che vengono da fuori.

È nata così la rubrica “Luoghi dimenticati”

Ci sono nei nostri paesi luoghi ed edifici ampiamente noti per la loro funzione sociale, religiosa o legata all’utilizzazione del tempo libero. Ma ci sono anche dei luoghi “dimenticati”, che avevano in passato un’importante funzione perla comunità. Oggi appaiono trascurati o addirittura ignorati e andrebbero invece “riscoperti”. Questa rubrica vuole contribuire ad individuarli e valorizzarli.

Gennaio, Miane

Miane: la Chiesetta campestre di San Pietro

A cura di Gianantonio Geronazzo

Arrivando da Follina, prima di entrare in Miane, sulla destra si trova via San Piero e, a un centinaio di metri, la Chiesa di San Piero, che è la prima chiesa di Miane, con un’attestazione (indirettamente) del 1220, mentre la prima documentazione ufficiale è del 20/02/1232.

Ulteriore documentazione relativa alla chiesa si trova (1310) negli scritti del Monastero di Follina e (12/04/1383) in un beneficio di Prè Jacobino da Miane ai discendenti e ai commissari testamentari.

La chiesa venne ristrutturata nel 1708 ed è probabilmente di quegli anni la costruzione del campanile, alto 18 metri. Fino al XVIII secolo la chiesa era contornata da un porticato funzionale al ricovero dei pellegrini.

Durante l’anno dell’invasione di questi territori (novembre 1917 –ottobre 1918) da parte delle truppe austro-ungariche, la chiesa subì seri danni: fu demolita la parete ai lati dell’altare, distrutto l’altare, danneggiato il pavimento, e furono rotti i serramenti, le finestre ei vetri; gli austriaci trasformarono la chiesa prima in una stalla per cavalli e poi sala cinematografica per la truppa. In quel periodo venne asportata anche la campana del peso di 65 kg.

Dopo la Prima Guerra Mondiale ci furono dei lavori di ricostruzione e successivamente, nel 1976, vennero effettuati dei lavori di restauro.

La chiesa oggi si presenta come un edificio di lunghezza pari a m. 18.45 e larghezza di m. 7.65.

La facciata in pietra bianca a vista è rivolta a occidente.

L’interno a navata unica termina in un coro, è a capriate scoperte, e contiene le seguenti opere d’arte:

  • Altare e tabernacolo, risalgono probabilmente al ‘700, e sullo sfondo del coro è conservato un dipinto a olio raffigurante i Santi Pietro e Paolo.
  • Il dipinto “Madonna con Bambino e Santi Pietro e Paolo” (olio su tela, cm.157×82) posto sul presbiterio, è caratterizzato da moduli stilistici devozionali propri della produzione locale della fine del secolo XIX, e riporta in basso a destra l’iscrizione 1898 A.Z., che potrebbero essere le iniziali del pittore Andrea Zanzotto (nonno del poeta del paesaggio che portava il suo stesso nome), che in quegli anni nel territorio di Miane aveva operato nella chiesa di Campea e in quella campestre delle Serre.
  • Il dipinto dell’“Annunciazione” (olio su tela, cm.182×152), addossato alla parete di sinistra della navata, non riporta il nome dell’autore, è comunque riferibile auna datazione della prima metà del secolo XVII.
  • L’ottocentesca pittura decorativa (175×315 cm) dipinta sulla parete est del coro, con raffigurazioni stilizzate di croci e pissidi incluse in cornici circolari.
  • Le stazioni della Via Crucis, disegnate a matita nel 1975 da Margherita De Biasi.
  • La lastra sepolcrale (202×122 cm) del sacerdote mansionario Cristoforo Bortolini, collocata sul pavimento centralmente alla navata.

Celebrazioni

  • Viene celebrata la Santa Messa il 29 giugno giorno in cui la Chiesa festeggia i Santi Pietro e Paolo.
  • Nel mese di maggio ogni sera si recita il Rosario

Per informazioni: Sig. Lorenzo Rizzi tel. 3385872199


Febbraio, Sernaglia della Battaglia

La Filanda Collalto –Frezza -Amadio

A cura di Enrico Dall’Anese

La distruzione degli archivi durante la grande guerra ci impedisce di far luce sulle origini di questo “luogo” così importante per l’economia del paese.

L’edificio fu costruito probabilmente nel secondo Settecento ed era di proprietà dei Collalto.

Nell’ “Anagrafe Veneta” del 1776 si cita genericamente la presenza di alcuni opifici a Sernaglia.

Nel primo dopoguerra risulta proprietario il conte Ottaviano Collalto. Negli anni Trenta subentrò nella gestione la Famiglia Frezza. Nel 1936 la filanda fu acquistata da Giuseppe Amadio, classe 1875, di Sacile. Subentrarono quindi i figli Giuseppe (classe 1907), e Leopoldo (classe 1910).

Tra le due guerre la filanda rappresentò per molte donne sernagliesi l’unica alternativa all’emigrazione: la filanda Amadio e lo stabilimento Trinca accompagnavano e segnavano la vita del paese.

Leopoldo, durante l’occupazione tedesca, fu costretto a mantenere in attività la filanda per produrre filo per i paracaduti. La caldaia funzionava a legna.

Nel dopoguerra, nei periodi di massima espansione, vi trovarono occupazione oltre 200 operaie, impiegate nella produzione di matasse di seta grezza, a partire dalla lavorazione dei bozzoli. Alcune provenivano anche da Combai, Guia, Segusino, Vidor.

L’azienda provvedeva a prelevarle e a riaccompagnarle a casa con un furgone.

La crisi della bachicoltura degli anni Sessanta non interruppe la produzione. Venne introdotta una nuova fase di lavorazione, la torcitura, a cui si aggiunse, negli anni Settanta, la tessitura.

La chiusura della filanda avvenne nel 1981.


Marzo, Tarzo

La chiesa di San Piero alle Rive a Tarzo

A cura di Luciano Piaia

La chiesa di San Piero alle Rive sorge in località Le Rive a Tarzo, interessante è la posizione su un piccolo cocuzzolo da cui domina il territorio circostante.

Il primo documento che attesta la presenza del manufatto è del 25 ottobre 1377, e assieme alla chiesetta di San Martino a Fratta era legata ai canonici di Ceneda.

Per la sua posizione si pensa che potesse rappresentare un posto di accoglienza per i pellegrini in transito, e in epoca veneziana, un posto di blocco cui esibire la “Fede di sanità” un documento che attestava lo stato di salute.

Dalle visite pastorali del 1736 la chiesa risultava essere mantenuta dall’elemosina dei fedeli.

La chiesetta è stata “adottata” dal gruppo alpini di Tarzo, che in vari periodi si è occupato del restauro e della cura. Un sentito ringraziamento va agli alpini tarzesi per l’impegno profuso!

In occasione del restauro del 1986 la chiesetta si pregia della pala d’altare, dono dell’artista Antonio Bernardi.

La chiesetta è stata inserita come sito di interesse storico lungo il sentiero delle Colline patrimonio UNESCO.

Per eventuali visite contattare il gruppo alpini di Tarzo.

(Informazioni raccolte dal testo della dottoressa Martina Peloso)


Trovate gli articoli originali qui:

VIADebora Donadel - Enrico Dall'Anese - Gianantonio Geronazzo - Luciano Piaia
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