Conegliano

Complice la posizione cruciale per i traffici commerciali, Conegliano fu, fin dal tardo medioevo, una meta ambita per i “prestatori” ebrei. Intorno al 1400 vi erano una dozzina di banchieri ebraici operativi in città.

Intorno al 1500 il consiglio cittadino iniziò a inviare richieste a Venezia affinché gli ebrei venissero espulsi o relegati in un luogo circoscritto.

Verso la metà dello stesso secolo fu prima sospeso e poi definitivamente chiuso il banco gestito dagli ebrei.

Questi si riorganizzarono in varie altre attività tra le quali la vendita di panni usati, la concia delle pelli e la gestione di botteghe di generi vari.

Nella prima metà del 1600 venne costruito e inaugurato il ghetto ebraico e successivamente alla caduta della Serenissima e sotto il dominio francese, vennero riconosciuti agli ebrei tutti i diritti civili.

La comunità ebraica non fu mai comunque molto numerosa, ebbe il suo picco nel 1766 con 69 unità per arrivare a 39 nel 1881 fino a estinguersi intorno alla fine dell’Ottocento per il progressivo trasferimento delle varie famiglie a Padova e a Venezia.

Veduta aerea di Conegliano (dal sito Visit Conegliano)

Testimonianze

A ricordo del ghetto rimane solo una lapide posta nel 1997 alla presenza del rabbino Elio Toaff.

La sinagoga, risalente al 1700, fu demolita nel secondo dopoguerra e i suoi preziosi arredi furono trasferiti in una nuova sinagoga a Gerusalemme oggi annessa al Museo di arte ebraica italiana e regolarmente utilizzata per il culto dalla numerosa comunità ebraica italiana di Gerusalemme.

Ma la testimonianza più evidente è il cimitero ebraico di Conegliano, inaugurato nel 1545, abbandonato intorno alla fine del 1800 e poi recuperato dal Gruppo archeologico coneglianese su richiesta della Comunità ebraica di Venezia. Vi si trovano circa centotrenta lapidi, in arenaria o pietra calcarea, con iscrizioni bibliche in ebraico; portano lo stemma della famiglia e decorazioni con foglie e finte colonne; sono perlopiù orientate verso Gerusalemme.

Particolare del cimitero ebraico di Conegliano (dal sito Visit Conegliano)

Vittorio Veneto

Diversa, ma per molti versi collegata e affine, è la storia della comunità ebraica di Ceneda.

Fu proprio la famiglia dei Coneian (provenienti appunto da Conegliano) i primi a insediarsi a Ceneda, nel 1597 dopo essersi accordati con il vescovo per la gestione di un banco. Prima di allora gli abitanti della città ottenevano prestiti dagli ebrei di Conegliano oppure si rivolgevano a usurai cristiani. A lato di questa principale attività, piano piano le famiglie ebree ne avviarono altre: la concia, la produzione di carta e la gestione di empori.

Nel 1599 il vescovo concesse alla famiglia di comprare dei beni immobili e sorse così, in località Biorca, il primo insediamenteo di quello che sarebbe stato il ghetto.

La relegazione, però, avvenne per opera del vescovo De Luca, vescovado (1725-1739) che pose fine alle condizioni favorevoli fino a quel momento godute dagli ebrei di Ceneda. Situazione che andò sensibilmente migliorando sotto l’amministrazione francese, proprio come a Conegliano.

Nel 1855 la comunità ebbe il suo apice con 73 unità, per arrivare nel 1919 a 6 ed estinguersi totalmente nel secondo dopoguerra.

Testimonianze

A differenza di Conegliano, a Vittorio è ancora presente l’ex quartiere ebraico, tutt’oggi denominato Ghetto, è costituito da un gruppo di edifici raccolti all’incrocio delle vie Garibaldi, Da Ponte, Labbi e Manin.

Un gruppo di sostenitori ha creato un progetto per restaturare il ghetto e portarlo a nuova vita pur mantenendone le caratteristiche e l’anima. Per sostenerlo potete cliccare qui.

Inoltre i magazzini del ghetto sono stati inseriti nel concorso 2016 de “I luoghi del cuore” del FAI (Fondo Ambiente Italiano). Per votarlo potete cliccare qui.

L’ex ghetto ebraico di Ceneda in una foto dal sito del FAI

Anche la comunità di Ceneda ebbe, dal 1857, un proprio camposanto, in uso ancora oggi nelle campagne a sud del centro, in via Cal di Prade.

La sinagoga di Ceneda fu allestita nel 1710 in un edificio tuttora esistente all’angolo fra le vie Da Ponte e Manin. Tuttavia anche in questo caso, dopo tanti anni di chiusura, fu smantellata e nel 1964 i suoi arredi vennero trasferiti al Museo Israel di Gerusalemme.

La sinagoga di Vittorio Veneto ricostruita a Gerusalemme all’interno del Museo Israel

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