In questo articolo riproponiamo la rubrica dei Luoghi dimenticati del nostro magazine dedicata ai comuni di Farra di Soligo, Follina e San Pietro di Feletto.

La prima parte degli articoli apparsi nel mensile la trovate a questo link, sempre qui nel blog.

Ci sono nei nostri paesi luoghi ed edifici ampiamente noti per la loro funzione sociale, religiosa o legata all’utilizzazione del tempo libero. Ma ci sono anche dei luoghi “dimenticati”, che avevano in passato un’importante funzione per la comunità. Oggi appaiono trascurati o addirittura ignorati e andrebbero invece “riscoperti”. Questa rubrica vuole contribuire ad individuarli e valorizzarli.

Aprile, Farra di Soligo

Giussin, Oratorio di San Giovanni Battista (Madonna di Lourdes)

A cura di Enrico Dall’Anese

Ci soffermiamo in questo numero sull’antichissima borgata di Giussin, dove si sono da poco conclusi i festeggiamenti per la Madonna di Lourdes a cura di un comitato di volontari che si impegna a mantenere viva questa tradizione.

Nel borgo era situato l’oratorio di San Giovanni Battista, che nel primo Settecento era di ragione dei signori Vendramini. Aveva anche la pietra sacra.

Nel 1713 la chiesetta ospitò un matrimonio illustre fra Enrico, figlio del Conte Orazio di Collalto, ed Astrea, figlia del fu Ercole Vendramini.

Una incerta quanto storicamente infondata tradizione popolare, raccolta dal Gazzettino (19.2.1952), voleva che l’oratorio dovesse la sua origine ad un fatto cruento.

“Sembra che in quel punto esistesse il confine tra il feudo dei Caminesi e quello dei Colbertaldo e che qui si incontrassero i giannizzeri dei due potentati. E fu appunto in uno di questi convegni che, per un preteso diritto di precedenza sullo scambio di un ordine, sorse improvvisa una disputa degenerata in lotta sanguinosa. Per sanare il fattaccio e con reciproche proteste di pace, i due signorotti, di comune accordo, eressero il sacello”.

Nella seconda metà dell’Ottocento la chiesetta fu restaurata e dedicata alla Beata Vergine di Lourdes. Distrutto dalla grande guerra, la pietra d’altare abbandonata nella campagna, l’oratorio fu ricostruito nel 1928 dagli abitanti del luogo e da una pia signora veneziana, Maria Tis-Guetta, che donò la statua della Vergine ed i preziosi cancelli in ferro battuto. Un emigrante in Svizzera procurò la campana.

Negli anni Cinquanta si svolgeva nei pressi anche una sagra molto frequentata, come conferma questa cronaca del 1952:

“In occasione della festività della B. V. di Lourdes la popolazione della borgata di Giussin ha preparato, come è consuetudine, una simpatica manifestazione di fede accompagnata da sani divertimenti paesani, richiamando una grande folla. Le funzioni religiose sono state celebrate nell’attiguo tempietto, che è meta di continui pellegrinaggi e che per l’occasione era stato riordinato e infiorato da mani gentili. La banda locale ha portato alla sagra una nota di gaia letizia. Hanno partecipato anche gli “sportivi della pasta asciutta”. La gara è stata vinta dal locale campione Gigi Capretta che, quantunque partito penalizzato, cioè con doppia razione, ha nettamente battuto gli avversari. Anima di tutta la manifestazione, il giussinese Tino Vendramini”. (Gazzettino 19.2.1952)

Nel 1965 l’oratorio fu rimesso a nuovo e illuminato internamente. Il pavimento di marmo e l’altare marmoreo coram populo uscirono dal laboratorio dello scultore Margherito Zago di Pieve di Soligo. Dietro l’altare furono aggiunte la grotta, opera di Mario Merotto, e le statue di Maria Vergine e di Bernadette, offerte dalla sig.na Maria Vendramini. La corona luminosa ed il rosario artistico, con grani luminosi, furono create dal sig. Daminato di Susegana.

Maggio, Follina

Chiesetta dei S.S. Giacomo e Filippo di Valmareno

A cura di Francesca Girardi, Pro Loco Valmareno

La chiesa campestre dei Santi Giacomo e Filippo di Valmareno sorge su una piccola altura fra Cison e Follina, suggestiva e ben visibile. La sua posizione, a ben guardare, sembra strategica, perfettamente in linea con il castello di Cison, Follina, il campanile della parrocchiale di Valmareno e le Fratte.

Le prime testimonianze documentarie risalgono però soltanto al XV secolo ma non escludono l’importanza del luogo. La più antica menzione si trova in un documento del 1423 redatto presso l’abbazia di Follina e attualmente conservato presso l’Archivio Diocesano. Si tratta della consacrazione dell’altare, di cui proprio nell’attuale mese di maggio ricorrono e vengono festeggiati i 600 anni.

Possiamo provare a immaginare il vescovo di allora, Antonio Correr, che consacrava il piccolo altare, benedicendolo e concedendo altresì un’indulgenza di 40 giorni. Il documento ci inforna che erano presenti in quel momento anche il priore del monastero follinese, Andrea sacrista della chiesa cattedrale di Ceneda, Lorenzo cappellano del vescovo, il sacerdote Matteo cappellano della chiesa di Santo Stefano di Farra, il notaio ser Pantaleo e Giovanni figlio del defunto Francesco della Valmareno ed ulteriori testimoni.

Nel corso del Seicento l’originaria ara in pietra è stata coperta da un pregevole altare ligneo realizzato presumibilmente dalla bottega dei Ghirlanduzzi, con inserita una bella pala in cui è stata raffigurata la stessa chiesetta. Il piccolo campaniletto reca invece la data del 1725, mentre il porticato è più recente.

Pare che sul prato antistante già dalla fine del Quattrocento venisse celebrata la festa dei santi titolari nei primi giorni del mese di maggio e questa tradizione si è mantenuta fin al giorno d’oggi, pur cambiando nelle modalità. Mancano ancora diversi tasselli per ricostruire la storia di questo piccolo oratorio, punto di sosta dei tanti fedeli che giungevano dall’Alpago e dal Vittoriese per recarsi in pellegrinaggio a Follina.

Giugno, San Pietro di Feletto

La “casetta” sotto il campanile

A cura di Enrico Dall’Anese

Sabato 27 maggio u.s. è stato inaugurato ufficialmente il piccolo edificio, ai piedi del campanile, di recente degnamente restaurato.

Divenuto fatiscente, fu acquistato nel 2017 dal Consorzio delle Pro Loco del Quartier del Piave per iniziativa di Roberto Franceschet, Lucina Pradal, Arcangelo Marcon e Loris Dalto.

Ora è stato restituito alla comunità e ai numerosi visitatori della Pieve.

Si tratta di una “casetta”, come veniva popolarmente chiamata in passato, di origine settecentesca, un tempo adiacente al cimitero, testimone di tanta parte della storia della Pieve.

Denominata ufficialmente nel catasto napoleonico del 1813 la “piccola Fabbrica” della Fabbriceria di San Piero vecio, era costituita nel primo Ottocento da due piani. La soffitta fungeva da ricovero degli utensili per il servizio della Chiesa; il pianterreno era adibito in parte a cantina e in parte ospitava, almeno dal 1825, le scuole elementari minori istituite nel 1818.

In seguito fu adibita soprattutto a scuola. È noto che fu merito dell’Austria aver organizzato la scuola elementare nel Lombardo-Veneto, nella quale era stato anche sancito il doppio principio della gratuità e della obbligatorietà. L’insegnamento veniva demandato in genere ai parroci, nel nostro caso all’arciprete don Pietro Zago, ma per San Pietro di Feletto lo storico don Nilo Faldon riportava anche il nome di un insegnante laico delle due classi della scuola elementare “minore”. Si trattava di Antonio Antiga, che risulta maestro nel 1825 e cessò di esserlo nel 1827. Si sa che all’inizio gli scolari erano pochissimi e soprattutto maschi. La mentalità contadina non era in grado di comprendere l’importanza di saper leggere, scrivere e far di conto. Il tempo a scuola veniva considerato come sottratto al più pressante lavoro nei campi.

Tuttavia si ha notizia che negli anni 1833-35 le scuole del Comune erano abbastanza efficienti.

Per la cronaca, la terza e la quarta classe furono aggiunte dopo il 1866 con l’annessione del Veneto al Regno d’Italia. Il ciclo dell’istruzione elementare con la creazione della quinta classe fu completato solo nel 1936 e fu merito delle premure dell’arciprete di allora don Angelo Sant. Le medie arrivarono con l’anno scolastico 1969-70.

La “casetta” fu anche testimone del rovinoso terremoto del 1873 che, a causa del crollo del tetto della vicina chiesa, provocò 38 vittime.

VIADebora Donadel
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