I campanili del Consorzio Pro Loco Quartier del Piave

Durante il dominio veneziano ogni paese manteneva la sua identità senza particolari rivalità. Durante il quello Napoleonico, invece, nacquero i comuni veri e propri, come siamo abituati a conoscerli, spesso unendo, praticamente “a tavolino”, sotto lo stesso stemma paesi vicini senza valutarne le conseguenze.

Ne derivarono così numerosi conflitti specie tra frazioni e capoluogo, difatti a quest’ultimo venivano spesso destinate maggiori risorse di bilancio o veniva prediletto per lo sviluppo delle opere pubbliche.

Per esempio, tra Refrontolo e la frazione Barbisano (sì, allora Barbisano non era parte del comune di Pieve di Soligo!) lo scontro più acceso era quello della gestione dell’acqua pubblica; tra Miane e Combai gli animi si incendiarono per la costruzione della “strada dei Cavalòt”; tra Sernaglia e Falzé fu guerra aperta per il progetto di costruzione delle Scuole elementari di Falzé: i contrari dicevano che l’edificio scolastico avrebbe ostruito l’unica piazza e tolto la bella vista sul Piave e sul Montello. Le scuole furono poi costruite, ma per il resto la vita amministrativa del comune restò “paralizzata” almeno fino al 1912.

Il Piave a Falzè

Quando, con lo scorrere degli anni, queste vere diatribe vennero dimenticate, i campanilismi assunsero, per fortuna, una dimensione più superficiale e scherzosa.

Ad alimentarli fiorirono detti e nomee che si riferivano a caratteristiche dei paesi che magari erano proprio i perni delle vecchie contese.

Un esempio tra i detti: “I sona a Gai e i bala a Tovena” è l’emblema dello scherno di quelli da Tovena per prendersi gioco del piccolo campanile di Gai; il suono delle campane di quest’ultimo si sentirebbe prima a Tovena, tanto sono ridotte le sue dimensioni!

Una veduta di Gai di Cison di Valmarino con il suo piccolo e grazioso campanile

Tra Combai e Miane, anzi per l’esattezza Vergoman, la rivalità invece dura dai tempi della Contea della Valmareno, epoca in cui le due frazioni si contendevano, durante l’asta comunale, l’assegnazione dei pascoli del Col di Lana. In una di queste aste il giudice si accorse che Combai, aveva munto di nascosto le mucche di Vergoman per produrre più formaggio e avere quindi più punti utili all’assegnazione dei pascoli. Da qui la leggenda del “Mago di Combai”:

Si racconta che, in quell’occasione, il “Mago” di Combai, per spaventare quelli di Vergoman, rivolgendosi alla fontana Arnèra, gridò: “Fontana sechete!” E la fontana “magicamente” smise di buttare. I contadini di Vergoman, spaventati, chiesero a gran voce di far sgorgare nuovamente l’acqua, per loro necessaria, e il “Mago” disse: “Fontana trà!” e la fontana zampillò nuovamente. Vergoman, spaventato, non pretese il punto di vantaggio per paura che il “Mago” seccasse nuovamente la fontana. Ovviamente non c’era nessun incantesimo ma, semplicemente il “Mago” e i suoi complici avevano ideato un ingegnoso sistema di deviazione delle acque.

Da qui le espressioni, rivolte a quelli di Combai e ancora vive nel ricordo della gente: “Quei che vol esser sempre par sora come l’oio” o “Quei che tien el codice sot la napa”…

Combai di Miane in tutta la sua straordinaria bellezza

Ora possiamo dire serenamente che questi sono solo dei begli anedotti da ricordare, anche per ricostruire il nostro passato.

I paesi, che siano frazioni o capologuo, piccoli o grandi, pur mantenendo le loro storiche peculiarità, sono tutti maglie della stessa rete, parti che si integrano, in un territorio accomunato da storie, sviluppi e identità culturali simili e affini.  

L’installazione sulle Colline del Prosecco creata per l’iniziativa “In Love with…” dell’ufficio turistico di Valdobbiadene e recepita da numerosi comuni dell’Alta Marca Trevigiana

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