Si conclude con questo articolo la raccolta degli articoli comparsi nel nostro magazine durante tutto il 2021, anno del centenario del poeta Andrea Zanzotto.

È doveroso per noi ringraziare il professor Enrico Dall’Anese per la cura e la passione che ha messo in questo lavoro augurandogli che trovi una collocazione molto più prestigiosa del nostro piccolo blog: lo merita davvero!

La sua ricerca ha dato una visione d’insieme dello sguardo del poeta sul nostro territorio evidenziandone il profondo legame che ha motivato e nutrito tutta la sua poetica.

Speriamo vivamente che l’attenzione che abbiamo voluto dedicare a questa rubrica sia stata di supporto e sostegno a tutte le altre manifestazioni ed eventi che durante il 2021 hanno ricordato Andrea Zanzotto.

MORIAGO DELLA BATTAGLIA – Zanzotto e l’Isola dei Morti

L’Isola dei Morti è così denominata a causa delle migliaia di cadaveri, d’ambo gli schieramenti, che vi si arenarono durante le tre battaglie del Piave: quella d’arresto (novembre-dicembre 1917), quella del solstizio (giungo 1918) e l’offensiva italiana di Vittorio Veneto (ottobre-novembre 1918).

Il Parco dell’Isola, con il cippo e l’atti­gua chiesetta, è in concessione al demanio forestale. Della sua salvaguardia si occupano alcune associazioni di volontariato, in particolare gli Alpini e la Pro Loco di Moriago. Il parco costituisce monumento nazio­nale a memoria degli Arditi abbattuti nelle linee retrostanti.

È raggiungibile dalla circonvallazione di Moriago at­traverso quella che fu ribattezzata Via degli Arditi.

Al termine del via­le alberato il visitatore si trova davanti la macchia boschiva dell’Isola nel cui spiazzo centrale si innalza la Chiesetta-monumento accanto al Cippo commemorativo e al monumento intitolato “Vita per la pace”, opera dello scultore Mario Balliana.

L’Isola è dunque uno dei luoghi simbolo della memoria.

A ravvivare questa memoria contribuì anche Andrea Zanzotto.

Notevole successo riscosse il 15 luglio 2000 la rappresentazione presso l’Isola di “Piave muscolo di gelo…” messa in scena da Marco Paolini e Andrea Zanzotto.

Quello della Grande Guerra, che tanta parte ebbe nel suo immaginario, è un tema importante nella produzione di Zanzotto. Già l’aveva accennato nel 1951 in “Dietro il paesaggio” con Notte in guerra, a tramontana. L’aveva ripreso in una delle tappe più eloquenti delle “IX Ecloghe” (1962) con Sul Piave.

Infine se n’era occupato soprattutto in “Galateo in bosco”, il libro più profondamente storico, in cui aveva allegato addirittura al testo una cartina geografica dell’Isola dei Morti. Per lui è impossibile raccontare il bosco del Montello senza sentire il riverbero della guerra e delle morti di migliaia di giovani.

Un elemento della sua opera è quello degli “ossari”.

Sotto l’Isola corre la “linea degli ossari”, cioè delle sepolture dei caduti nella Grande Guerra  che – scrive il poeta nelle sue note – “ad est va fino al mare Adriatico e ad ovest (nord-ovest) continua attraverso il territorio italiano e poi francese, fino alla Manica”.

Ma a questo elemento si collega anche quello della cosiddetta “alta guida”, espressione ricorrente in ben cinque titoli nell’ultima sottosezione del Galateo, che richiama gli ordini che vengono dall’alto e tutte quelle regole di obbedienza, di controllo e di convenzioni sociali che possono mandare a morte molti esseri umani.

REVINE“Scrigno di paesi…”

Attraverso la Valle del Soligo il Quartier del Piave è collegato alla Vallata, denominazione geografica che indica l’estesa depressione che immette nel Vittoriese. Nella Vallata paesi e villaggi si susseguono numerosi:

… Dal cielo è questo scrigno di paesi
dormenti tra le presenze oscure
e feconde dei monti… 

Al centro della Vallata spicca la chiesetta di Gai dedicata a San Michele, posta in bella vista sulla collina morenica, con pregevoli opere di Egidio Dall’Oglio. È circondata dal piccolo cimitero, dal quale la vista spazia su Tovena e il Canale di San Boldo.

Qui Zanzotto ebbe l’ispirazione per i versi di Fuisse, raccolti in “Vocativo”:

Pace per voi per me buona gente senza più dialetto…

Una pace augurata anche dall’ambiente circostante: i verdi prati, i colli che cingono la chiesetta, la rosa dispersa e il sole: 

che morde tra le tombe…

Proseguendo verso oriente ecco apparire il lago di Santa Maria, che il poeta contemplava dalla sella di Nogarolo: “Da un’altezza nuova”, come dice il titolo di una poesia anche questa raccolta in “Vocativo”.

Ad occidente del lago si estende il Parco Archeologico Didattico del Livelet, dove la natura è protagonista indiscussa. L’ampia area museale all’aperto ci permette di scoprire il villaggio di palafitte ricostruito proprio in riva al lago, dove l’ambiente naturale circostante è simile a quello in cui sorgevano le palafitte preistoriche.

Si arriva quindi al caratteristico paese di Revine dove, sulla piazza della chiesa, si svolgono le sacre rappresentazioni del Presepio vivente e della Passione.

Proprio in una di queste occasioni il poeta fu particolarmente suggestionato da un roseto meravigliosamente fiorito in pieno periodo di freddo. Da qui venne l’ispirazione de “la rosa la vaga profezia” della poesia “Elegia pasquale”, raccolta in Dietro il paesaggio.

Il paese è uno scrigno di cose da apprezzare: le case rurali che hanno mantenuto le loro peculiarità arcaiche con i sassi estratti dalle cave circostanti e i caratteristici parapetti (pioi), il Borgo Bridot, il lavatoio “alle Lame”, il “castello” di Monte Frascon.

Revine è dominata dal santuario di San Francesco di Paola, con bella vista sui laghi che impreziosiscono paesaggio e stagioni:

e grave autunno
nei laghi si trasfigura.

Davvero suggestivo il giro lago, con un percorso che regala scorci fantastici (canneti, salici, ninfee), su questi due piccoli specchi d’acqua, qua e là valorizzati riportando versi di Andrea Zanzotto, ma anche di Luciano Cecchinel, Luigia Rizzo Pagnin ed Erri De Luca.

Gli articoli originali li trovate qui:

Novembre 2021 Zanzotto e L’Isola dei Morti

Dicembre 2021 Revine – Scrigno di paesi

VIAEnrico Dall'Anese
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