Ci sono storie che riaffiorano dal tempo non come semplici ricordi, ma come tracce ancora capaci di parlare al presente.

Questa nuova puntata della rubrica Custodi e innovatori, pubblicata nel numero di ottobre 2025 del mensile Eventi Venetando, nasce dal desiderio di riportare l’attenzione su figure che hanno contribuito, con continuità e profondità, alla costruzione dell’identità culturale dei nostri territori.

E infatti, il protagonista di questo articolo è Luciano Salomon, artista del ferro battuto legato a Pieve di Soligo e alla frazione di Solighetto. Erede di una lunga tradizione artigiana, Salomon seppe però interpretare il proprio mestiere con uno sguardo personale e innovativo, trasformando la fucina in luogo di ricerca espressiva e dialogo con il paesaggio e il suo tempo.

Persone iconiche del Comune di Pieve di Soligo

Luciano Salomon (1920-1985)

Di Enrico Dall’Anese

Luciano Salomon è ricordato nella storia recente di Solighetto come artista del ferro battuto. Continuando la secolare tradizione di famiglia egli aveva creato negli anni Sessanta una mostra permanente delle sue creazioni artistiche.

Essa aveva sede nella fucina all’inizio dell’attuale Via Roggia, ritenuta la più antica bottega artigiana della Marca con le sue grosse travi di castagno affumicate, il pavimento di sassi, il mantice e i ferri del mestiere appesi dappertutto.

Giovanni Comisso lo definì “Sbalzator d’ogni metallo, in armonia alle meravigliose colline della sua valle”:

“Salomon (e il suo antro misterioso) bisogna conoscerlo, bisogna penetrare nel mistero e nell’atmosfera del forgiatore, del creatore immaginifico, del maestro raro e prezioso.

Chi non è stato a Solighetto e non ha visitato la “bottega” non può avere un’idea di cosa sappia fare questo “diabolico” manipolatore di rami…Vasi, anfore, cancellate, statuette, fiori, arabeschi, allegorie di ogni genere, figure sacre e profane, mille oggetti disparati in rame, uno diverso dall’altro, uno più bello dell’altro, una tradizione che si tramanda da secoli, di padre in figlio, con un amore per l’arte veramente edificante”. (Salvatore Lumine, Corriere degli Italiani, 13 gennaio 1963)

“Nei pannelli, nei piatti, nelle tavolozze di rame di Salomon, la gente scopre il colore dei suoi vigneti, la luce dell’alba che inaureola le case sui crinali, la porpora e lo scarlatto dei tramonti sopra il respiro fondo e incontaminato di queste valli e il celestino sovrannaturale dei monti”. (L. T. Gobbato, Il Gazzettino, 5 ottobre 1960).

È Salomon stesso a tracciare, in un’intervista al Gazzettino nel 1960, i tratti salienti della sua evoluzione artistica:

“La bottega di famiglia risale al 1602; in quel tempo non si lavorava solo il ferro battuto, ma un po’ di tutto a seconda delle esigenze. La tradizione si è spenta con mio padre Gildo. Io svolgo un’altra attività, insegno a Follina, e mi dedico al ferro per passione.

Quando ero più giovane e lavoravo abbastanza sul ferro, ho introdotto una concezione nuova nell’artigianato del ferro battuto, passando anche ad altri metalli.

Ho esposto al Salone dei maestri alla Mostra dell’Artigianato di Firenze, intorno al 1950, e un mio pezzo è stato scelto per il Museo Nazionale dell’Artigianato. Era un fondale di mare. Con quella composizione ho praticato una tecnica diversa da quelle finora seguite.

Subito dopo ho presenziato con dei lavori all’Angelicum di Milano, alla Biennale di Venezia e ad una collettiva a Tel Aviv.

Nelle ultime creazioni sono passato a delle colorazioni su rame con tecniche affatto nuove. Attraverso un lavoro a composizione chimica, costituito nell’incontro tra il metallo e gli acidi, costringevo ad una unione indissolubile rame e colore, superando la tradizionale sovrapposizione del colore al rame”.

VIAEnrico Dall'Anese - Debora Donadel
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