Nel solco editoriale che il mensile Eventi Venetando porta avanti nel 2025, continuiamo a raccontare le persone iconiche dei nostri territori: uomini e donne che, spesso lontani dai riflettori, hanno contribuito in modo concreto e duraturo alla crescita culturale e al senso di comunità dei luoghi in cui vivono.

L’articolo che segue, dedicato a Dario Bordin, rappresenta un esempio attuale e vivo di questo impegno silenzioso ma prezioso. Attraverso la passione per la storia locale, la ricerca paziente, la condivisione generosa delle fonti e delle immagini, Bordin è diventato negli anni un punto di riferimento per la memoria di Vidor e del suo Novecento. Non un personaggio del passato, ma un custode del presente che lavora affinché il passato non venga dimenticato.

Raccontare la sua esperienza significa mettere in luce come la conoscenza, quando nasce da curiosità autentica e senso civico, possa trasformarsi in patrimonio collettivo e in collante di comunità.

Persone iconiche del Comune di Vidor

Dario Bordin

Di Elvira Fantin

Curioso delle cose legate alla storia locale, sia quella passata sia quella che accade nel presente, Dario Bordin ha aspettato di andare in pensione da vigile urbano, mestiere esercitato nel suo paese, per poi dare sfogo agli interessi che forse gli vivevano dentro sotto traccia da tanto tempo.

A Dario, classe 1949 di Vidor, piace rimestare nei reconditi degli avvenimenti per trovare indizi inediti, porvi intorno delle ipotesi tentando di trasformarle in tesi; piace cioè fare il cercatore di notizie della storia, per le quali annotare date, mettere a confronto particolari, testimoniare fatti con fotografie spesso mai viste.

Dario Bordin

In una stanza della sua casa, riconoscibile per il dedalo di antenne sul tetto che definisce la grande passione da radioamatore che coltiva da più di mezzo secolo, conserva una mole non indifferente di documenti storici, tutti esito di lunghi lavori di digitalizzazione eseguita con cura certosina: selezionati, ordinati, catalogati, registrati e codificati.

Il materiale documentario raccolto è veramente notevole: trasformato in cifre, sembra si tratti di 1,5 Terabyte, che, considerando una media di 4 Gigabyte per documento, corrispondono a circa 375.000 unità documentali.

Insomma una stanza che portata nell’antica epoca analogica potrebbe essere considerata un po’ officina, un po’ stazione radio, un po’ camera oscura, un po’ archivio: elementi che ci dicono dei suoi molteplici amori, tutti personalissimi ma tutti proiettati all’esterno, verso la società.

È qui che sta il bello!

Il fatto cioè che le sue sono fatiche dedicate agli altri.

Così che la comunità di Vidor, ma non solo, può continuamente godere delle novità-scoperte che Dario propina, soprattutto legate alla storia novecentesca del luogo, vuoi attraverso i post nei social, vuoi con i puntuali reportages nella rivista Il Castello edita dalla Pro Loco La Vidorese, vuoi con le innumerevoli mostre fotografiche sui variegati aspetti della storia cittadina, ma anche con la presenza costante come suggeritore di contenuti a studenti, associazioni, turisti e per molto altro che c’è di collettivo.

Non dimentichiamo che insieme a Ezio Tormena pubblicò nel 2017 il libro sulla prima guerra mondiale dal titolo “La battaglia di Vidor nella grande guerra”, testo che esplicita risvolti storici prima inconosciuti.

Immaginiamo allora Dario come generoso custode e valorizzatore di memorie, sempre e da sempre necessarie come collante di comunità.

VIAElvira Fantin e Debora Donadel
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