Dal 9 al 25 gennaio 2026 torna uno degli appuntamenti più sentiti dell’inverno del nostro territorio: la Secolare Sagra de Sant’Antoni a Vergoman di Miane, una festa che da generazioni intreccia devozione, convivialità e cultura rurale.

L’evento si svolge presso il Centro Polifunzionale di Miane, ed è organizzato dal Comitato Festeggiamenti Sant’Antoni Vergoman, nel segno della memoria di Mario Bortolini in collaborazione con la locale Pro Loco.

Più che una semplice sagra, Sant’Antoni a Vergoman è un rito collettivo che unisce il paese attorno al fuoco della tradizione, ai sapori “de na olta” e a un calendario di appuntamenti che spaziano dall’enogastronomia alla musica, dalle passeggiate nella natura alle attività per famiglie.

Per il programma completo e aggiornato si rimanda al sito di Eventi Venetando, punto di riferimento per scoprire tutti i dettagli della manifestazione.

Una sagra storica nel cuore delle Colline del Prosecco

La sagra si distingue per la sua durata estesa, che accompagna il visitatore per oltre due settimane, permettendo di vivere l’evento con calma, scegliendo tra serate musicali, pranzi domenicali, mostre-mercato e momenti culturali.

Cuore pulsante sono gli stand gastronomici, dove dominano le specialità della cucina contadina: trippe, fasoi, polenta, carni alla griglia, formaggi e dolci fatti in casa.

Tra le particolarità più attese:

  • le serate musicali e di intrattenimento, sempre a ingresso libero;
  • la passeggiata alle fontane di Vergoman, che valorizza il paesaggio e la memoria dell’acqua come risorsa vitale;
  • le giornate dedicate al Radicchio di Treviso, in collaborazione con produttori locali;
  • l’attesissima cena a base di “Ossada de porzel” e “Muset col cren” (vedi schede in calce)
  • la tradizionale “pesatura del zoc”, simbolico e ironico momento di chiusura della festa.

Il cuore della festa: Sant’Antonio Abate e il 17 gennaio

Il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, rappresenta il fulcro spirituale della manifestazione, con la messa celebrata presso la chiesetta di Vergoman e la convivialità che segue, secondo un rituale che si ripete da secoli.

La chiesetta di Sant’Antonio a Vergoman: arte e devozione

Uno degli aspetti più preziosi della sagra è il suo legame diretto con la chiesetta di Sant’Antonio di Vergoman, per il cui restauro viene tradizionalmente devoluto il ricavato della festa.

Questo edificio, apparentemente semplice, custodisce un patrimonio artistico di grande valore.

È nota per la pala cinquecentesca raffigurante la Vergine con il Bambino e Sant’Antonio abate, attribuita a Frigimelica, e per la predella d’altare con i Santi Pietro, Paolo e Antonio, opera del pittore Rossi di Belluno, primo maestro di Tiziano.

Nel 2011 sono inoltre emersi affreschi quattrocenteschi di notevole interesse: una Madonna con Bambino, figure di santi – probabilmente San Rocco e San Sebastiano – e un animale a quattro zampe che richiama il celebre maiale di Sant’Antonio. Un dettaglio che lega arte, fede e tradizione popolare in un’unica narrazione.

Curiosità e ritualità legate a Sant’Antoni

La devozione a Sant’Antonio Abate affonda le radici nella civiltà contadina.

Prima di diventare il santo “degli animali da compagnia”, Antonio fu soprattutto il protettore degli animali da stalla, fondamentali per la sopravvivenza delle famiglie rurali.

Nelle case coloniche il suo santino trovava posto in cucina, accanto al lunario, e veniva invocato per la salute di mucche, buoi, galline e maiali.

La sua iconografia – il vecchio eremita con il campanello, il bastone a tau e il maiale al seguito – deriva dal culto promosso nel Medioevo dagli Ospedalieri Antoniani, che utilizzavano il grasso del suino per preparare unguenti curativi contro il cosiddetto “fuoco di Sant’Antonio”.

Un simbolismo potente, che unisce cura del corpo e salvezza dell’anima.

Il maiale nella cultura gastronomica veneta

Nel mondo contadino il maiale era molto più di una risorsa alimentare: rappresentava sicurezza, abbondanza e collaborazione comunitaria. La sua macellazione, tra Sant’Andrea e Sant’Antonio Abate, era un vero rito collettivo, che coinvolgeva famiglia e vicinato.

Nulla veniva sprecato: dalle carni per salsicce, salami e cotechini, fino alle ossa per l’“osàda”, alle setole per i pennelli, al lardo come unico condimento annuale. Persino il sangue diventava ingrediente prezioso per piatti oggi quasi dimenticati. La giornata della macellazione era anche festa: si assaggiavano subito le animelle e le rifilature, celebrando il lavoro condiviso.

Non a caso, nella tradizione di Sant’Antoni, il maiale della comunità – nutrito grazie alle offerte raccolte casa per casa – veniva messo in palio durante la sagra, con l’obbligo morale di donarne una parte ai più poveri.

Un gesto che racconta meglio di qualsiasi parola il senso profondo di questa festa: condivisione, solidarietà e rispetto per il ciclo della vita.

Ossada de porzel

Ossada de sant'antoni

L’ossada de porzel è un piatto a base di ossa di maiale lessati

Dopo averli lavati si lessano gli ossi spolpati, l’arista spolpata e le costine con cipolla, sedano, carote, patate, grani di pepe, alloro e sale. Devono bollire a lungo, quasi fino a dimenticarsene…

L’ossada va servita caldissima con le verdure di cottura.

Muset col cren

El muset, il cotechino, è un insaccato invernale della tradizione contadina, preparato con carne della testa del maiale (da questo il dialettale muset, musetto, da muso), cotenna e altre parti, insaporito con sale e pepe e consumato bollito poco dopo la lavorazione. È un esempio della cucina povera che valorizzava ogni parte dell’animale.

Il cren (rafano), spesso abbinato al cotechino, in passato veniva usato non solo perché spontaneo o come “pulisci bocca”, ma soprattutto per le sue proprietà terapeutiche, digestive e antibatteriche. Questo abbinamento è diventato un classico della cultura contadina veneta.

muset col cren

Perché visitare la Secolare Sagra de Sant’Antoni oggi

La Secolare Sagra de Sant’Antoni è un evento autentico, fuori dai circuiti turistici di massa che unisce tradizione, convivialità e valorizzazione del territorio.

VIADebora Donadel
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