Ogni mese esploriamo le radici e le visioni che rendono uniche le nostre comunità locali. Ogni paese, grande o piccolo, cela persone che ne rappresentano l’anima più autentica: chi tramanda la memoria, chi apre nuove strade, chi con discrezione costruisce il futuro.

Con la rubrica di quest’anno vogliamo accendere un riflettore su storie di dedizione e ingegno, su donne e uomini che incarnano valori e passioni condivise, contribuendo — spesso lontano dai riflettori — alla crescita culturale, sociale ed economica del loro territorio.

Non sono i nomi noti delle cronache, ma figure che meritano di essere scoperte e raccontate per ciò che lasciano o hanno lasciato in eredità: un esempio, un’idea, un segno nel tempo.

Il nostro mensile di aprile ci ha portato a Farra di Soligo, o meglio, a Col San Martino, con un personaggio che il professor Enrico Dall’Anese definisce “illustre” ma che scommettiamo sconosciuto ai più.

Un vero innovatore ma del 1800…

Persone iconiche di Farra di Soligo

Col San Martino 1805: un personaggio illustre, Barnaba Ronfini

Di Enrico Dall’Anese

Nel 1805 nasceva a Col San Martino Barnaba Ronfini. Era figlio di Giovanni e Rosa nob. Corradini.

La sua figura è quella dell’uomo assiduo al lavoro che, con notevole spirito di sacrificio, riesce ad affermarsi nel mondo economico, mantenendo però quella modestia che gli procura la stima di tutti.

Il Presidente della Società di Mutuo Soccorso, accompagnandolo alla tomba, rendeva omaggio alle sue virtù dichiarandolo il “prototipo dell’operaio trevigiano”.

A quindici anni, essendosi la famiglia ridotta in condizioni economiche sfavorevoli, andò a Treviso ad apprendere un mestiere ed entrò come garzone nel laboratorio di Giacinto Negratto, distinto meccanico.

In breve tempo sviluppò la sua particolare attitudine per le arti meccaniche e, la sua solerte attività e la condotta esemplare, gli valsero così tanta stima che il padrone gli concesse in sposa, la figlia.

In seguito fondò un’officina meccanica, che per molti anni tenne il primato non solo a Treviso, ma in tutto il Veneto.

Era in vigore a quell’epoca la catastazione lombardo – veneta: egli, intravvedendo quanto la sua opera sarebbe stata proficua nella costruzione degli strumenti geodetici, si applicò al perfezionamento delle macchine divisorie e nel 1838 ottenne all’esposizione dell’Agricoltura e dell’Industria di Venezia la medaglia d’argento per le “macchine che servono a dividere le linee rette e i circoli”.

Scrive di lui il Caccianiga:

La meccanica di precisione fu il campo dove maggiormente si esplicò il suo forte ingegno. E per istrumenti geodetici e macchine fu premiato a Firenze, Treviso, Vienna, Conegliano. Ma se poderoso fu il suo ingegno nelle arti meccaniche, non meno potente fu la sua attività ed elevate le sue virtù domestiche. A Treviso nessuno ricorda di averlo veduto disoccupato un solo istante; non frequentò mai le osterie né le birrerie né i caffè; era un fenomeno di attività silenziosa. La sua bontà d’animo divenne proverbiale. Amava i suoi operai come figli, d’una affezione rigida, che voleva spingerli alla perfezione. Quantunque severo, tutti i suoi allievi più vecchi lo ricordano con gratitudine e venerazione, come colui che sapeva insegnare con l’esempio”.

Assiduo al suo banco, lavorando fino all’ultimo giorno, morì il 2 marzo 1887 onorato da tutti.

Officina meccanica fratelli Ronfini, figli di Barnaba Ronfini, nel primo 900
Foto di gruppo dipendenti dell’Officina meccanica fratelli Ronfini (primo 900)
VIAEnrico Dall'Anese, Debora Donadel
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