Continua il viaggio nella rubrica culturale del magazine Eventi Venetando 2025, “Custodi e innovatori”
Ogni comunità ha i suoi custodi del tempo: persone che, con le mani nella storia e lo sguardo curioso sul futuro, trasformano la passione in patrimonio condiviso.
Con questa rubrica raccontiamo le vite di chi, in silenzio o alla ribalta, mantiene vivo lo spirito del territorio. A volte si tratta di memorie da proteggere, altre volte di idee che prendono forma, pezzo dopo pezzo, come in un restauro paziente e appassionato.
Nella puntata di marzo facciamo tappa a Tarzo, per conoscere una figura iconica nel senso più autentico del termine: un ottantenne pieno di energia, ancora oggi operoso tra officine e garage, dove ridà vita a moto e auto d’epoca con maestria, competenza e infinito amore per i motori.
Persone iconiche di Tarzo
Pietro Zanetti, l’arte di ridare vita ai motori del passato
Di Debora Donadel
Dietro la semplicità e l’umiltà di Pietro Zanetti si cela un’anima straordinaria, animata da passione, ingegno e dedizione. A 81 anni, porta con sé un bagaglio di storie che intrecciano la meccanica con la memoria, la manualità con l’arte del restauro.

La sua avventura con le due ruote inizia nel 1962, quando acquista la sua prima moto, una Moto Guzzi Allodola. Ma è solo qualche anno dopo che la passione si trasforma in una vera missione: quando la moto, utilizzata anche dal figlio, si rovina, Pietro decide di rimetterla a nuovo. Quel primo restauro lo conquista, trasformandosi in una sfida continua e, come lui stesso racconta, in una sorta di “droga”.
Nella sua officina a Resera di Tarzo, un luogo intriso del profumo dell’olio motore e della storia racchiusa nei pezzi d’epoca, Pietro mi accoglie con entusiasmo.
Tra le sue mani sono passate motociclette e automobili dimenticate, alcune ridotte a rottami, altre abbandonate all’usura del tempo. Eppure, con pazienza e maestria, ha sempre saputo riportarle al loro antico splendore.


“Non è mai stato il mio lavoro,” racconta “Lo facevo nel tempo libero, che non era molto. Avevo un’occupazione impegnativa, una famiglia, una casa e un terreno da gestire. Mia moglie, che ho perso anni fa, a volte brontolava, ma alla fine era orgogliosa di me e del mio lavoro.”
Ciò che rende unico Pietro non è solo la sua abilità di restauratore, ma la profonda conoscenza delle storie che ogni veicolo porta con sé.
Una delle sue motociclette, una rara Guazzoni, era rimasta sepolta per anni sotto un cumulo di legna in un cortile del Bellunese, tanto da diventare rifugio di un formicaio. Quando l’ha recuperata, gran parte della meccanica era compromessa, ma dopo sei mesi di lavoro la moto è tornata a brillare e a ruggire come un tempo.
“La perfezione non mi ha mai interessato,” spiega. “La vera sfida è sempre stata prendere ciò che sembrava perduto e ridargli vita.”

Le sue motociclette, tutte iscritte al Registro Storico della Federazione Motociclistica Italiana (FMI), sono perfettamente funzionanti.
Oggi, con l’età, ha smesso di guidarle, ma il suo spirito indomito lo ha portato a cimentarsi nel restauro di auto d’epoca, che ancora ama condurre su strada.
Recuperare pezzi di ricambio è diventato sempre più difficile, ma Pietro non si è mai arreso.
Forte della sua esperienza e di una creatività innata, ha imparato a fabbricare da sé i componenti mancanti. “Restaurare una moto o un’auto d’epoca richiede una pazienza infinita,” afferma. “Ma coltivarla aiuta anche a vivere meglio.”
La sua collezione ha trovato spazio nella manifestazione “I Cortili dell’Arte” organizzata dalla Pro Loco Tarzo, un evento che per due giorni anima il borgo di Fratta con artisti di ogni genere.
Ed è proprio tra pittori, scultori e fotografi che il lavoro di Pietro trova il suo posto ideale, perché lui non è solo un restauratore, né semplicemente un collezionista.
È un artista della meccanica, un custode della memoria, un innovatore capace di restituire il passato al presente. Un vero simbolo del nostro territorio.
Debora Donadel




