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13 Novembre 2021 - 05 Febbraio 2022
Cultura e Spettacolo
Revine Lago
Auditorium dell'Incontro della scuola Primaria di Revine Lago "G. Mazzini"

RITRATTI

RITRATTI
I CENTENARI DELLA LETTERATURA VENETA
 
Per celebrare gli importanti centenari degli scrittori del nostro territorio, il Comune di Revine Lago organizza una rassegna d'inverno all'auditorium dell'Incontro della scuola Primaria di Revine Lago "G. Mazzini".
Verranno proiettati i famosi RITRATTI, le interviste di Marco PaoliniCarlo Mazzacurati a Andrea Zanzotto, Mario Rigoni Stern e Luigi Meneghello. Documentari prodotti da Francesco Bonsembiante, Jolefilm, per Vesna Film e la Regione del Veneto.
 
Carlo Mazzacurati li racconta così: "RITRATTI nasce dal bisogno di incontrare uomini abitualmente appartati, lontani dal clamore dei media. Sono occasioni che vorremmo definire utili: per capire, per sapere. Come quando le tribù, nei momenti difficili, si sedevano attorno ad un fuoco e interrogavano i saggi, gli sciamani."
  
 
Il calendario della rassegna d’inverno: RITRATTI 
 
ANDREA ZANZOTTO   13 novembre  ore 20:30
MARIO RIGONI STERN 11 dicembre  ore 20:30
LUIGI MENEGHELLO   5 febbraio 2022  ore 20:30
 
La partecipazione è libera e gratuita previa iscrizione online, i posti sono assegnati in automatico:
 
 
RITRATTI. ANDREA ZANZOTTO
In apertura la proiezione speciale del video d'artista: EVIDENZE FANTASCIENTIFICHE dell'artista Yoichi Iwamoto, che sarà presente alla presentazione e introdurrà il suo lavoro in dialogo con l'opera di Zanzotto
http://www.b-r-o-d-o.com/evidenze/
 
a seguire
RITRATTI. ANDREA ZANZOTTO
Un film di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini
Regia Carlo Mazzacurati
Prodotto da Francesco Bonsembiante per Regione del Veneto e Vesna Film
Italia, 2000, 35mm, b/n e colore, 50'
LA STORIA
L’incontro si sviluppa entro tre nuclei fondamentali di ricerca: la natura, la storia, la lingua. La natura, intesa in un primo momento dal poeta come pensiero al quale rivolgersi in un continuo scambio e risonanza, ed in seguito anche come improvvisa mutazione, cementificazione ed offesa. Andrea Zanzotto ripercorre, poi, i segni fondamentali di quello che è stato detto il secolo dell’ottimismo, secolo che ha visto crescere la fede nella scienza ma anche il collasso di qualsiasi forma di razionalità. La lingua è intesa come scoperta di un viaggio accidentato, segno di un lessico familiare, musica e canti di un paese, ma anche di un andare mendicando di altri linguaggi, ricercare le stratificazioni che li hanno intessuti, un balbettio; sino ad arrivare a quelli che sono i destinatari della poesia ed i luoghi della lettura per riscoprirne la sacralità. Il ritratto è a matita.
 
NOTE DI REGIA
di Carlo Mazzacurati
RITRATTI nasce dal bisogno di incontrare uomini abitualmente appartati, lontani dal clamore dei media. Sono occasioni che vorremmo definire utili: per capire, per sapere. Come quando le tribù, nei momenti difficili, si sedevano attorno ad un fuoco e interrogavano i saggi, gli sciamani.
Quello di Andrea Zanzotto fa parte di una serie di tre, che comprende anche un ritratto a MARIO RIGONI STERN ed uno a LUIGI MENEGHELLO.
Abbiamo scelto di realizzarli in pellicola perché ci sembra che la vita così sia più intrappolabile, le parole non sfuggano via, e l’aria che passa tra chi fa la domanda e chi risponde, piena di luce.
ANDREA ZANZOTTO è insieme la persona più radicale e nel contempo delicata che io abbia mai incontrato.
Tutto in lui appare dominato da contrasti estremi e inattesi. Sofferenza e leggerezza, fragilità e profondità.
Può dialogare col passato, anche il più remoto, come se tutto il tempo vivesse in lui in un eterno presente. Ma poi d’improvviso scarta e, per un istante, fa apparire il futuro, lo rende tangibile e ci vuole molto coraggio per immaginarlo, il futuro, in questi tempi difficili.
Ogni parola che pronuncia appare come la sofferta punta di un iceberg sotto cui vi sono molti suoni, odori e luci misteriose.
Il suo volto è enigmatico e lunare, pieno di sfumature, con occhi sempre vivi e ironici che parlano per proprio conto una lingua senza parole.
Nelle tre giornate di lavoro trascorse insieme, mentre lo guardavo e mi domandavo che cosa fosse la poesia, mi veniva in mente sempre una sola immagine: quella di un fiore.
 
 
 
 
RITRATTI. MARIO RIGONI STERN
Un film di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini
Regia Carlo Mazzacurati
Prodotto da Francesco Bonsembiante per Regione del Veneto e Vesna Film
Italia, 1999, 35mm, b/n, 55'
 
LA STORIA
Nell'arco di tre giornate Mario Rigoni Stern narra a Marco Paolini la sua vita.
La prima giornata, dopo una breve introduzione che ci racconta la formazione sentimentale di un bambino cresciuto tra le montagne, è totalmente dedicata al racconto della giovinezza, tra il ’38 e il ’45, come soldato nella seconda guerra mondiale.
La seconda giornata è dedicata al tempo del ritorno e al difficile reinserimento nella vita normale. Si parla anche dell’altopiano di Asiago come luogo emblematico, microcosmo totale, di cui Rigoni Stern è voce e coscienza.
Nella terza giornata, rispondendo alle domande di Marco Paolini, Mario Rigoni Stern riflette su questo presente, parla di natura, memoria e responsabilità. Della gioia che dà un lavoro ben fatto, sia esso manuale che intellettuale.
Questo ritratto è anche la storia di un incontro tra un uomo, che ha tanta vita dietro le spalle, e un uomo più giovane, che vive nel presente, ma ha bisogno di capire ciò che prima è stato.
 
NOTE DI REGINA
di Carlo Mazzacurati
RITRATTI nasce dal bisogno di incontrare uomini abitualmente appartati, lontani dal clamore dei media. Sono occasioni che vorremmo definire utili: per capire, per sapere.
Come quando le tribù, nei momenti difficili, si sedevano attorno ad un fuoco e interrogavano i saggi, gli sciamani.
Quello di MARIO RIGONI STERN è il primo di una serie di tre, tutti della stessa durata, cinquanta minuti circa, che comprende anche un ritratto ad ANDREA ZANZOTTO e uno a LUIGI MENEGHELLO.
Abbiamo scelto di realizzarli in pellicola perché ci sembra che la vita così sia più intrappolabile, le parole non sfuggano via, e l’aria che passa tra chi fa la domanda e chi risponde, piena di luce.
Mario Rigoni Stern ha vissuto questo secolo come un personaggio omerico, con la stessa pazienza, lo stesso coraggio, la stessa speranza in un disegno. I suoi occhi, il suo sguardo sono puri come la neve, ne hanno la stessa limpidezza, lo stesso candore. È un uomo di montagna abituato a camminare, e camminando ha attraversato in lungo e in largo questo martoriato continente. Come un padre mitico ha sempre avuto al primo posto della sua scala etica il senso di responsabilità. Non ha mai abbandonato nessuno lungo il suo cammino, che fossero soldati amici o nemici, o persone perdute tra le montagne. Se li è caricati sulle spalle e li ha riportati a casa.
Ciò che non ha potuto portare indietro ha deciso di raccontarlo, per non dimenticare.
 
 
 
 
RITRATTI. LUIGI MENEGHELLO
Un film di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini
Regia Carlo Mazzacurati
Prodotto da Francesco Bonsembiante per Regione del Veneto e Vesna Film
Italia, 2002, 35mm, colore, 62'
 
La storia
“A quarant’anni non ho ancora fatto niente nella vita. Ormai è tardi. Le sole cose che mi piacciono e in cui mi riconosco un po’ sono quegli stupidi foglietti che scrivevo l’estate scorsa – ti ricordi Katia? – quei foglietti di carta velina….?”. Nell’introduzione, l’attore Marco Paolini legge un brano da ‘Libera nos a Malo’. A questa lettura fa seguito una lunga e vivace conversazione – svoltasi nell’arco di tre giornate – durante la quale lo scrittore rievoca i luoghi, le persone e le vicende della sua vita, a partire dall’anno della sua nascita, che coincise con quello della Marcia su Roma. Prima giornata. L’infanzia a Malo. Il fascismo. Il piccolo Luigi balilla-moschettiere. La visita del Duce a Vicenza. Don Tarcisio, prete ‘edonista’ e scrittore. La maestra Prospera e le prime difficoltà di un ‘dialettofono’ [… ‘la parola oseleto’ – ‘uccellino’ – ‘si può scrivere in ben 12 modi diversi’]. L’officina meccanica del padre. Gli zii. Il tornio e i torpedoni. La mamma maestra. Prime avvisaglie di una guerra che, a diciassette anni, si prospetta come ‘un’avventura eccitante’. Il fatidico incontro con Antonio Giuriolo, grazie al quale un ‘morigerato, bravo giovane fascista’ scopre Rimbaud, Baudelaire e la politica, ‘regina di tutte le cose’. L’8 settembre. L’allievo ufficiale alpino Meneghello Luigi – ‘finalmente libero di combattere dalla parte giusta’ – si allena nell’orto sparando ai pomodori. Seconda e terza giornata. Il dopoguerra. Alla domanda di Paolini, che gli chiede quale paese sarebbe dovuto nascere dalla ‘buriana’ della guerra, lo scrittore rievoca il ‘sogno di un paese modello nell’ambito della civiltà europea’. ‘L’affair’ con la politica ha però breve durata: “Per il nuovo partito perfetto – il partito d’azione – non votarono neppure le nostre fidanzate…”. La delusione. Il ‘dispatrio’. La voglia di andare a vedere come funzionava una democrazia parlamentare, Il soggiorno a Reading e l’incarico presso quella università. Il legame mai spezzato con l’Italia, “una patria che sembrava non volermi più”. Paolini legge un altro brano da ‘Libera nos a Malo’. Meneghello racconta di aver letto, nel 1954, un libro intitolato ‘The Final Solution’ e di aver sentito l’imperativo morale di far conoscere ai suoi compatrioti le mostruosità perpetrate nei campi di sterminio dai nazisti, mostruosità fino ad allora affatto ignorate in Italia. Il libro apparve tradotto a puntate sulla rivista ‘Comunità’ e, terribile a dirsi, attirò su di sé gli strali della censura per le foto che lo corredavano. Dopo la lettura di un ultimo brano da ‘Libera nos a Malo’, Paolini sollecita Meneghello a fare alcune riflessioni sulla sua vocazione di scrittore [‘A scrivere si impara scrivendo’]. Il film si conclude con la divertita e complice recita a due voci di una filastrocca in dialetto veneto: ‘Dindon don le campane de Masòn…’.
 
NOTE DI REGIA
di Carlo Mazzacurati
RITRATTI nasce dal bisogno di incontrare uomini abitualmente appartati, lontani dal clamore dei media. Sono occasioni che vorremmo definire utili: per capire, per sapere. Come quando le tribù, nei momenti difficili, si sedevano attorno ad un fuoco e interrogavano i saggi, gli sciamani.
Quello di Luigi Meneghello fa parte di una serie di tre ritratti, tutti della stessa durata, (cinquanta minuti circa) che comprende anche un ritratto a Mario Rigoni Stern ed uno ad Andrea Zanzotto Abbiamo scelto di realizzarli in pellicola perché ci sembra che la vita così sia più intrappolabile, le parole non sfuggano via, e l’aria che passa tra chi fa la domanda e chi risponde, piena di luce.
LUIGI MENEGHELLO I tre giorni trascorsi assieme a Gigi Meneghello per fare questo lavoro rimarranno un ricordo indelebile; anche il ritratto in pellicola rimarrà, naturalmente, ma sono due cose diverse. Era la prima volta che lo incontravo. Adesso vorrei trovare le parole esatte per descrivere le sensazioni di quei giorni: incanto, piacere, scoperta di un essere umano dopo aver letto e molto amato i suoi libri. Più volte mi sono distratto seguendo il filo dei suoi discorsi, rischiando di arrivare alla fine di una bobina col concetto ancora a metà. Vi è in lui una così profonda eleganza, spezzata da sobria autoironia, che incanta. E’ la purezza di certi uomini che nonostante tanta vita alle spalle non hanno accumulato infelicità che si trasforma in cinismo e, al contrario, mantengono la freschezza dell’ adolescenza, curiosità e leggerezza. Ad un certo punto del secondo giorno di lavoro, era pomeriggio inoltrato, tarda primavera, si è messo a piovere: veniva giù un’ acqua fitta e finissima, non si sentiva scrosciare, ma piuttosto un gorgoglio leggero. Meneghello mi ha detto ”Come è bella la pioggia quando viene giù così leggera, perché nel cinema fate sempre cadere quelle gocce grosse e rumorose?”. “Perché altrimenti non si vede”, ho risposto.
 


 




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