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05 Dic 2020

San Nicolò: la festa dei bambini

Un santo che porta i regali ai più piccoli: ha il vestito rosso perché è un vescovo e non ha le renne ma un asino…


San Nicolò da Bari

La festa de tuti i scolari

E chi che no fa festa

Ghe tajeron la testa!

 

La notte tra il 5 e il 6 dicembre, in molti paesi del  Quartier del Piave, arriva, a cavallo del suo fedele asino, San Nicolò! Porta ai bambini, barbagigi (arachidi tostate), mandarini e se sono “stati bravi”, anche un giocattolo.

I bimbi preparono la lettera con i loro desideri qualche giorno prima e poi la lasciano sopra il tavolo, con due pannocchie per l’asinello e un bicchiere di latte (o vino?) per San Nicolò, la sera del 5 dicembre.

Dopo: a letto e dormire subito subito, sennò San Nicolò non passa!





La mattina del 6 dicembre è l’unica dell’anno, in cui anche i piccoli più pigri si alzano di corsa per vedere cosa ha portato San Nicolò. La meraviglia nello scoprire i regali è un’emozione bellissima anche per i genitori che per pochi attimi ritornano bambini anch’essi! Se poi è giornata di scuola, con i compagni sarà tutto un “cosa ti ha portato San Nicolò?” e le maestre diventeranno matte per frenare l’entusiasmo trasbordante degli scolari.





Dove

 Ma dove è presente la tradizione di San Nicolò? Non dapertutto come si può pensare: a Mosnigo, Vidor, Bigolino, Valdobbiadene e nei paesi della destra Piave passa “solo” la Befana; da Moriago, spingendosi verso est fino ai confini con il Friuli e oltre passa invece San Nicolò!





Perché

San Nicolò deriva da San Nicola, vescovo di Myra, nato a Patara nella Lisia (Asia Minore) e morto nell'anno 350.

San Nicola, si narra, venne a sapere che tre povere bambine della sua città, sarebbero state vendute come schiave, perché la famiglia non poteva assegnare loro una dote con la quale, divenute grandi, si sarebbero potute sposare.

Allora il vescovo andò solo nella notte, fino alla casa delle povere bambine, e posò sulla finestra tre sacchetti pieni d'oro.





Tradizioni

Cambiano, da paese a paese, a volte da una famiglia a un’altra, le modalità in cui bambini preparano il corredo alla loro letterina: c’è chi lascia la paglia o il fieno per l’asinello, chi il vino o la grappa per il Santo, chi addirittura una sigaretta o il tabacco…

 

Una delle tradizioni legate all’arrivo di San Nicolò è quella, diffusa soprattutto in Friuli, nella Val Cellina, ma anche  a Vittorio Veneto e comuni limitrofi, di “tirar bandot par ciamar San Nicolò”.

I bambini a gruppi di tre o quattro corrono lungo le vie del paese facendo più rumore possibile con vasi (i bandot appunto)o con pentole e piatti per chiamare San Nicolò. Una volta, usavano anche intonare la filastrocca riportata qui sopra: “San Nicolò da Bari, la festa de tuti i scolari…”

 (Tirar bandòt par ciamar San Nicolò)

 

 

Debora Donadel







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