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10 Ago 2020

La strada dei 100 giorni

Storia e curiosità di una strada spettacolare


Quelle cinque gallerie, in quell’ultimo incredibile tratto di strada, furono scavate nella roccia con una sola perforatrice a motore, le mine, e soprattutto con le mani nude di tantissima gente, in soli 100 giorni!

Stiamo parlando del Passo San Boldo, conosciuto ormai ai più come “La strada dei 100 giorni”; voluta dalla VI Armata Austriaca che, dopo la disfatta di Caporetto, occupava queste zone e riteneva questa strada un nodo strategico per la risoluzione del fronte del Piave.





Già all’epoca della Serenissima Repubblica di Venezia, si era parlato di sistemare il sentiero che collegava la Valmareno alla Valbelluna creando così un collegamento rapido ed efficace. Ma il Doge negò sempre l’autorizzazione per mantenere i proventi dei dazi sui traffici che passavano da Coengliano, Serravalle e l’odierna Ponte nelle Alpi. 

Il primo tratto della strada era stato realizzato tra il 1914 e il 1915 da un’impresa cisonese su disegno dell’ingegner Carpenè di Conegliano, con l’intento di occupare le numerose maestranze rientrate dalle terre germaniche e rimaste disoccupate; ma mancava il passaggio di quel muro che sembrava invalicabile e che, nel 2016, il Genio Civile italiano, su ordine dei militari, lasciò incompiuto per motivi strategici.





E sempre gli stessi motivi, strategici e militari, ma dal fronte opposto, indussero gli austriaci ad adoperarsi per il compimento dell’opera. Fu il tenenete collonello Nikolaus Waldmann, ingegnere e comandante del Gruppo costruzione strade, a proporre e attuare la costruzione di sei tornanti in tunnel con il raggio di 10 metri e una pendenza del 10% necessaria a coprire gli 800 metri che mancavano al passo. I tornanti furono ridotti a cinque solo in corso d’opera, aumentando la pendenza tra due tunnel.





Si trattava di un lavoro immane, ma gli ordini erano tassativi: bisognava finire la strada in tre mesi. Fu così che, in quell’ultimo tratto, da febbraio a maggio del 1918, vi lavorarono più di 7000 persone, non solo soldati, ma anche prigionieri e soprattutto civili: donne, bambini e anziani di Tovena, Cison e dei paesi limitrofi. Agli operai ingaggiati, veniva garantito un salario dignitoso e un pasto pagato, i più meritevoli venivano premiati con ulteriori premi in denaro. Di questi ultimi esistono delle liste arrivate fino a noi: dai loro cognomi si risale facilmente alla loro provenienza locale.

Sappiamo come andò a finire: le sconfitte sul Piave e a Vittorio Veneto, costrinsero l’esercito austriaco a una ritirata umiliante usando proprio quella strada che sarebbe dovuta servire alla loro offensiva.





Il passo, con i suoi tornanti e le sue gallerie è rimasto, facile e veloce collegamento tra la Valbelluna e il trevigiano; nel corso degli anni, gli enti locali, in primis il comune di Cison di Valmareno, hanno operato una riqualificazione non solo strutturale ma anche turistica di questa strada che è, a 102 anni dalla sua realizzazione, una delle più affascinanti al mondo.







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