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22 Mar 2021

I primi passi della tecnologia nell’Alta Marca Trevigiana

Luce, poste, telefono e trasporti nel Quartier del Piave del 1900


Siamo ormai abituati a vivere con le nuove tecnologie tanto da darle sempre per scontate. La tv in streaming, i libri digitali, le chiamate, i messaggi, le videochiamate, la didattica a distanza, lo smartworking, le operazioni postali e bancarie on line… Tutti elementi che, soprattutto in questo particolare periodo, si sono rivelati essenziali.

Ma all’inizio del ‘900 il Quartier del Piave non aveva né luce, né poste, né telefono!





Il merito dell’istituzione del servizio postale regolare, va al sindaco di Pieve di Soligo, Antonio Schiratti, che, intorno al 1850, dopo la costruzione della ferrovia Treviso-Udine, curò che la posta fosse rimessa giornalmente alla stazione di Susegana.

Molti paesi, soprattutto quelli con un alto tasso di emigrazione, reclamavano però l’apertura degli uffici postali locali. Per giustificare tali richieste si arrivò a calcolare le rimesse di denaro relative alla sola corrispondenza, stimate in circa 15000 lire annue.

Fu così che nei primi anni del ‘900 in quasi tutti i paesi furono istituiti gli uffici postali tanto agognati.





In quanto all’illuminazione pubblica, a Pieve di Soligo, era ottenuta mediante fanali a olio.

In seguito a ripetute lamentele della popolazione (nel 1899 finite addirittura in un articolo del Gazzettino: “La scarsa ed indecente illuminazione, specie in estate in cui il paese abbondava di forestieri”) l’energia elettrica fu introdotta nel 1909 dalla ditta Cotonifici Veneziani Rambaldo Collalto.

Intorno al 1912 tutti i paesi erano allacciati. La linea elettrica principale partiva da Barbisano, varcava il Soligo e, in linea retta, giungeva, con antenne a forma di tronco di piramide quadrangolare, in prossimità della chiesa di Sernaglia, da dove seguendo la strada comunale per Moriago e Mosnigo, arrivava a Valdobbiadene attraverso Vidor.

 

Negli stessi anni fu introdotto il servizio telefonico: il primo posto telefonico di cui si ha notizia è quello di Farra di Soligo (inizio del 1909); seguì poi Refrontolo, la cui linea telefonica fu inaugurata l’11 luglio 1910.  Gli ultimi paesi ad essere dotati del servizio furono Moriago e Vidor, nel giugno del 1912, collegandosi rispettivamente con Sernaglia e Valdobbiadene.





Nel 1913 fu inoltre inaugurata la linea tranviaria da Susegana a Pieve di Soligo.

La costruzione di un servizio di questo tipo era stata proposta al Ministero dei Lavori Pubblici già nel 1886: il progetto prevedeva una nuova linea ferroviaria che dalla Stazione del Piave (Susegana) doveva condurre fino a Follina, passando per le stazioni di Colfosco, Falzè di Piave, Soligo e Campea, avrebbe contato 26 passaggi a livello e tre nuovi ponti per un costo totale stimato di 947 mila lire.

Purtroppo si optò per una linea molto più modesta, di una lunghezza di circa 13 chilometri, da Susegana a Pieve di Soligo che prevedeva le stazioni intermedie di Colfosco, Falzè di Piave e Barbisano.

La tranvia, aveva origine a Ponte della Priula: la stazione ferroviaria cittadina era denominata "Susegana Ferrovia"; nella piazza non era presente alcun cappio di ritorno: i treni retrocedevano fino alla stazione per invertire la marcia e arrivare alla stazione tranviaria vera e propria, "Susegana Stazione".

A Pieve di Soligo, la tranvia presentava una stazione in via Lamberto Chisini, il cui fabbricato è tuttora esistente e presso la quale esisteva una seconda rimessa, per poi effettuare capolinea nella centrale piazza Vittorio Emanuele II, dov’era presente anche un deposito di rotaie raccordato, ospitato dell'edificio poi sede della Cassamarca.

La rete tranvaria rimase operativa fino al 1917, quando, dopo numerosi daneggiamenti e la disfatta di Caporetto, l’amministrazione austroungarica ne dichiarò la chiusura.

La stessa fu peraltro ricostruita provvisoriamente in forma di ferrovia militare, che seguiva il percorso originario Ponte della Priula-Pieve di Soligo proseguendo poi su Follina e Revine Lago; una breve diramazione consentiva inoltre di raggiungere l'abitato di Falzè di Piave.

Anche se la soppressione ufficiale della tranvia viene fatta risalire al 1931, si sa per certo che la linea era già definitivamente chiusa nel 1922.





Sempre nel 1913 fu inaugurato un altro tratto tranviario importante del nostro territorio: la Valdobbiadene-Montebelluna.

L’idea che mosse il progetto era quella di collegare Valdobbiadene alla rete ferroviaria nazionale e di prolungare poi la rete a Susegana; con lo stesso auspicio fu costruita anche una altra linea che collegava invece Asolo a Montebelluna.

Purtroppo il mancato collegamento con Susegana, la Grande Guerra, la crisi economica a essa conseguente e l’inaugurazione della tratta ferroviaria Montebelluna-Susegana, ne segnarono il destino. Nel 1931 la linea Valdobbiadene – Montebelluna fu ufficialmente chiusa (e contemporaneamente anche la Asolo – Montebelluna).

Ecco, se c’è un elemento presente in quegli anni e che desidereremo fortemente ora, è proprio quello: un collegamento ferroviario o tranviario capillare che unisca i nostri paesi permettendoci di spostarci più facilmente nel nostro territorio senza usare per forza l’automobile.







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