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15 Giu 2020

Curiosità del territorio - San Boldo tra le due guerre: lepri, beccacce e un faggio gigantesco

In occasione del centenario della Grande Guerra si è dato ampio spazio alla rievocazione della “strada dei cento giorni”. Noi qui vorremmo soffermarci invece sui benefici che la nuova strada apportò negli anni seguenti, durante il periodo fascista.


SAN BOLDO TRA LE DUE GUERRE: LEPRI, BECCACCE E UN FAGGIO GIGANTESCO

 

In occasione del centenario della Grande Guerra si è dato ampio spazio alla rievocazione della “strada dei cento giorni”.

Noi qui vorremmo soffermarci invece sui benefici che la nuova strada apportò negli anni seguenti, durante il periodo fascista.

Si cominciava allora a parlare di “turismo” e, nelle intenzioni degli amministratori dell’epoca, il passo doveva diventare un incantevole luogo di villeggiatura montana raggiungibile in poco tempo dai Trevigiani di città e provincia.

San Boldo a un’ora e un quarto da Piazza dei Signori!” divenne quasi uno slogan.





Qualcuno pensava già “in grande”: la costruzione di una “comoda” funivia, simile a quelle trentine, che avrebbe unito Tovena a San Boldo in un quarto d’ora superando i 500 metri di dislivello.

Di certo si passò a qualche opera concreta.

Per es. nel 1925 fu inaugurato il nuovo Albergo “San Boldo”, quello che in anni recenti abbiamo conosciuto come la “Pineta”.

Un albergo all’avanguardia per igiene e comodità, dotato di acqua e luce.





E in effetti in quel periodo il passo registrò un certo sviluppo.

D’inverno era frequentato da molti sciatori.

D’estate era ritrovo dei cacciatori, essendo la zona battuta da lepri e beccacce.

E naturalmente si incontravano, numerosi, i contadini per lo sfalcio dell’erba e i boscaioli per la raccolta della legna, che veniva portata a valle con le “teleferiche”.

Il giornalista Carlo Biadene riferiva che si arrivava in un giorno alla calata di circa 250 quintali di legna.





Aggiungeva che San Boldo era il luogo ideale per gli amanti della pace e della tranquillità: “un passo di verdi tappeti, di colli, di monti, di boscaglie, risonante dei cento e cento campanelli che recavano al collo le giumente che si indugiavano a mangiar l’erba”.

Infine una curiosità: la prima conoscenza che i villeggianti facevano al loro arrivo era un faggio gigantesco.

Aveva un tronco tanto grosso, dicono le cronache di allora, che quattro uomini a malapena potevano abbracciarlo.

Questo articolo, a cura di Enrico Dall'Anese, è tratto dal mensile di Eventi Venetando di novembre 2018.







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