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25 Mag 2020

Curiosità del territorio - Quando gli errori si tramandano

Chi scrive di storia sa che corre un grosso rischio. Anche se le sue ricerche sono scrupolose, qualche errore ci scappa. E quando l’errore è contenuto in un libro o in una scritta pubblica è destinato a perpetuarsi nel tempo. Facciamo tre esempi relativi a Pieve, ma lo stesso si potrebbe fare di ogni paese.


QUANDO GLI ERRORI SI TRAMANDANO 

 

Chi scrive di storia sa che corre un grosso rischio.

Anche se le sue ricerche sono scrupolose, qualche errore ci scappa.

E quando l’errore è contenuto in un libro o in una scritta pubblica è destinato a perpetuarsi nel tempo.

Facciamo tre esempi relativi a Pieve, ma lo stesso si potrebbe fare di ogni paese.

Cominciamo dall’appena restaurato municipio, sulla cui facciata spicca una lapide con l’elenco di quanto Pieve “ha dato alla patria” nei due conflitti.





Si dice che i caduti sono 120 nella grande guerra.

Una cifra attendibile, anche se arrotondata per eccesso.

Qui il dato riguarda l’intero comune: Pieve, Solighetto e Barbisano.

Quando invece la lapide riporta il numero delle case incendiate nella rappresaglia nazifascista del 1944 il dato non si riferisce più a tutto il Comune, ma alla sola Pieve capoluogo.

E ciò, non essendo specificato, genera inevitabilmente confusione…

Oltretutto anche il numero relativo a Pieve è sbagliato.

La lapide dice 70. In realtà le case incendiate furono 96.

Se poi aggiungiamo anche le 58 di Solighetto e una a Barbisano, esse ammontano a 155.





Passiamo al Monumento ai Caduti, oggetto anche di recente di interventi di abbellimento.

Una piccola tabella rossa dice che fu fatto nel 1958.

In realtà fu inaugurato il 26 aprile 1959.

Lo sfondo del Monumento è costituito dall’edificio della Loggia.

Nell’acciottolato si legge una data: 1891.

Ma non si specifica se si tratta dell’anno di un restauro o dell’anno di costruzione della loggia.

Perché, se si intendesse quest’ultimo, la data andrebbe riportata indietro di almeno una decina d’anni.





Dal Monumento saliamo alla Piazzetta del Contà, a fianco del Duomo.

Sulla facciata dell’edificio a nord spicca una bella meridiana con una delle tradizionali locuzioni latine: “Horas vobis non nisi serenas numero”, che
tradotto significherebbe: “Non conto per voi le ore se non serene”.

L’iscrizione ha un duplice senso: lo gnomone della meridiana non può segnare le ore se non con il sole, ossia col sereno.

Quindi si auspica che anche per chi guarda l’ora nella meridiana le ore siano serene.

Peccato che il decoratore della meridiana abbia tralasciato il “non”.

Senza il “non” l’iscrizione assume il significato opposto.

Quindi con l’attuale dicitura la meridiana segnerebbe le ore soltanto se “non” sono serene.

Questo articolo, a cura di Enrico Dall'Anese, è tratto dal mensile di Eventi Venetando di agosto 2018.







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