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01 Mar 2021

Campanili del Quartier del Piave: vedette e simboli ai piedi delle colline del Prosecco

Costruiti “uovo su uovo, soldo su soldo, carro su carro” e restaurati, nonostante fulmini e guerre


I campanili sono simbolo e punto di riferimento di ogni borgo italiano, nascondono spesso storie di grandi sacrifici e distruzione, rimangono, anche nel Quartier del Piave, elementi insostituibili del paesaggio.

Quando raccontarono la storia del campanile di Pieve di Soligo all’allora vescovo Albino Luciani, poi divenuto Papa Giovanni Paolo I, gli dissero che fu costruito “uovo su uovo, soldo su soldo, carro su carro”.

Perché?

L’attuale campanile di Pieve fu iniziato nel secondo dopoguerra. Fu demolita una casa della parrocchia adibita a ospitare le persone bisognose (casona); il terreno sotto di essa era roccioso e ideale per l’edificazione della torre campanaria.





Carro su carro: i contadini si adoperarono a compiere gratuitamente parte dei viaggi con i carri utili al recupero della sabbia fine (sul Piave), dei mattoni e del cemento (alla stazione di Susegana) e delle pietre (a Collalto). Nonostante questo grande impegno la curia finì i soldi quando si arrivò alla cella campanaria.

Soldo su soldo, uovo su uovo: le giovani pievigine, a coppie, iniziarono ad andare casa per casa, ogni sabato mattina, raccogliendo offerte, per lo più uova, a volte nulla. Le uova venivano poi vendute e i soldi impiegati per continuare la costruzione del campanile fino alla sua definitiva copertura, nel 1955. Le giovani ricevevano in cambio un biglietto per il cinema parocchiale.

Vennero usate le campane già esistenti (ottenute dalla fusione dei cannoni di guerra) e l’orologio venne donato dal Comune perché ritenuto un servizio utile a tutta la cittadinanza.





Una storia simile accomuna a Pieve di Soligo il campanile di Col San Martino, costruito negli stessi anni e più o meno con le stesse modalità. Anche qui, infatti, il contributo dato dai fedeli fu determinante alla realizzazione della torre: armati di carri e buoi, portarono gratuitamente tutta la terra necessaria alle fondamenta del campanile, uno dei più alti del Veneto. Proprio dal bollettino parocchiale del 1955 venne riportato un risparmio di ben quarantamila lire grazie al lavoro gratuito da parte dei paesani. Anche qui come a Pieve, l’orologio venne donato dal comune e vennero riutilizzate le vecchie campane.





A Sernaglia, invece, la resistenza del suo campanile, ha un che di eroico: costruito nel 1620, disegnato dal Sansovino, venne duramente colpito da un doppio fulmine nel 1897 e restaurato in soli sei mesi. Durante la Grande Guerra, la cella campanaria fu trasformata in osservatorio austriaco e il campanile fu successivamente seriamente danneggiato durante la battaglia di Sernaglia in cui il paese fu quasi completamente distrutto. Anche in questa occasione il campanile fu restaurato ricostruendo tutta la parte terminale realizzando l’altissima cuspide che possiamo ammirare ancora oggi.





Molti sono i campanili ricavati da vecchie torri di difesa, come quello della chiesa della Madonna dei Broli a Farra di Soligo, o vere e proprie torri campanarie come quella di Collalto. Anche qui la chiesa, il castello e il borgo caddero sotto il fuoco della Grande Guerra. Ma la torre campanaria sfuggì alla distruzione rimanendo intatta a testimonianza della grandezza e della meastosità dell’antico castello medievale.

A volte la particolare struttura dei campanili viene presa in uso per “nominare” gli abitanti dei paesi sui quali svettano: è il caso di Vidor e Colbertaldo, dove la forma della loro parte terminale ha fatto dei primi i “pestarei” da Vidor e dei secondi i “burci” da Colbertaldo (ne abbiamo parlato qui).

La meravigliosa cornice delle colline patrimonio Unesco fa così da anfiteatro naturale ad un paesaggio ricco di storia e cultura, e i campanili di ogni paese restano come  testimoni e narratori delle loro vicende.







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