Molte si sono dimenticate, altre vengono tenute vive dalle associazioni locali: sono le usanze e le tradizioni legate alla Quaresima e alla Pasqua, spesso comuni a molte località del Quartier del Piave e Vallata, altre ancora localizzate in un solo paese…

Ma andiamo per ordine.

La sera dei strozh

Nel Quartier del Piave una delle usanze più strane era quella della vigilia della domenica delle Palme: la cosiddetta “sera dei strozh”.

Cosa sono gli “strozh”? Sono delle cose malfatte, inutili. Andare “a strozh”, invece, vuol dire andare a zonzo.

Quindi…nella sera dei strozh, alcuni giovani scambiavano di posto oggetti d’uso quotidiano che trovavano incustoditi, come carriole, attrezzi, biciclette, a volte spostandoli anche di molto…

Santa Maria di Feletto tradizioni Pasqua sera dei strozh

L’usanza è rimasta solo a Santa Maria di Feletto dove, ogni anno, un gruppo di giovani goliardici la tiene viva prendendo e portando ogni genere di oggetto fino alla piazza del paese, dove, la mattina dopo, la gente sa che può recarsi a cercare la finta refurtiva. A volte però il recupero risulta essere molto difficoltoso: gli “attrezzi” che si prestano vengono infatti appesi agli alberi, anche molto in alto1

Quando lo scorso anno ho pubblicato questo contenuto su Facebook ho avuto molti feedback anche da altri paesi dove vi era la stessa usanza: Solighetto, Valdobbiadene e in molte zone dell’Asolano dove gli “strozh” venivano portati davanti alla porta della chiesa!

Santa Maria di Feletto Pasqua
Santa Maria di Feletto
Solighetto Pasqua
Solighetto

I putinot e el ravizzon

Vidor

Sempre la vigilia delle Palme, a Vidor, alle “ragazze da marito” venivano recapitati i “putinòt” (bambolotti), fantocci con caratteristiche che rappresentavano le qualità e i difetti delle destinatarie.

In molti altri posti i giovani portavano sulle soglie delle case o sulle finestre, dei simboli dei pregi o dei difetti delle donne che vi abitavano: giovani portavano foglie di ravizzon (rapistro rugoso che era il pasto delle oche) alle donne stupide; le ortiche alle cattive; l’erba detta lengua de vaca alle maldicenti; un lavador alle poco pulite; una pasada, un portello, a quelle già “passate” di età con riferimento al loro mancato matrimonio; un mazzo di fiori alle più graziose e così via. Questi e altri doni erano collocati sulle finestre o vicino alle case, su tronchi e rami d’albero, dove non di rado venivano appesi fantocci, iscrizioni, simboli.

Erano poi le mamme che si svegliavano prestissimo la domenica delle Palme per far sparire le “offerte” poco gradite!

El rodolet

Rodolet tradizione pasquale
Rodolet in allestimento
Rodolet Pieve di Soligo
Il logo della manifestazione che la Pro Loco Pieve di Soligo indice ogni anno a Pasqua: “Rodolet Ovi e Colori”

Nel pomeriggio di Pasqua, tempo permettendo, i ragazzi giocavano al rodolet (o rodoet), un catino di creta e sabbia sul quale si facevano scorrere delle uova sode, colorate in modo diverso per distinguerne i proprietari. All’inizio, ogni giocatore faceva rotolare il proprio uovo verso la piattaforma: la distanza dalla sponda determinava chi doveva dare il via al gioco. Si poggiavano le uova sulla tegola (el cop) che serviva da scivolo e si lanciavano in maniera diversa a seconda dello scopo del gioco che poteva essere centrare le altre uova o delle monete che poi si vincevano, oppure tirarle più lontano degli altri giocatori. A seconda dello scopo del gioco era essenziale anche la scelta dell’uovo più adatto.

Questo gioco era diffuso anche nel vittoriese e in Friuli e conosciuto con il nome di “righea”.

I giochi pasquali iniziavano il pomeriggio di Pasqua, nei cortili delle grandi case coloniche ma anche nei rodolet allestiti nelle vie, e coinvolgevano tutto il paese fino alla domenica successiva, detta “in albis”.

Il rodolet è una tradizione ancora viva in molti luoghi della zona, sopravvissuta grazie agli anziani che l’hanno tramandata ai loro figli e nipoti o alle varie associazioni del territorio che si adoperano per non dimenticarla.

La Pasquetta

Il lunedì dell’Angelo, giorno di Pasquetta, era dedicato, come accade ancor oggi, alle prime scampagnate. Famiglie, ragazzi e giovani legati dai primi teneri amori, uscivano sugli argini dei fiumi o in collina a magnar la “pinzha e i ovi”. Un costume antico anche questo, legato ai riti agricoli della fertilità della terra e della rigenerazione vegetale.

Tra le tipiche destinazioni delle scampagnate di Pasquetta non si può non ricordare le sponde del Piave a Falzè di Piave e Vidor, San Gallo a Soligo, il Monte Croce a Refrontolo e in generale tutti i nostri meravigliosi colli.

San Gallo Soligo Pasquetta
Piave Falzè di Piave Pasquetta

Le uova e la “fugazza”

Pasqua, festa di rinascita: quale alimento migliore dell’uovo ne sintetizza la simbologia?

Anche nei tempi passati un cestello di uova sode, colorate con le erbe e i fiori di campo, non poteva mancare sulla tavola pasquale.

A Pasquetta si mangiava la fugazza de pasqua e i ovi innaffiati di vino bianco nella prima scampagnata all’aperto.

La fugazza (o fugassa o, più semplicemente, fuassa) è un dolce lievitato ideale da portare come merenda per le prime scampagnate all’aria aperta. La ricetta è simile alla colomba pasquale dalla quale differisce per la forma a panettone. Tradizionalmente la fugassa veniva preparata dalle famiglie meno agiate e arricchita con poco. Qui nel nostro sito potete trovare la ricetta originale.

Invece, l’agnello o il capretto, carni rituali, venivano offerti al sacerdote dal primo battezzato ma assai raramente consumati come alimento nelle nostre case.

Fugassa pasquale

Insetti e serpi

Una vecchia prescrizione prevedeva il divieto, per tutto l’arco del giorno di Pasqua, di mettere piede nell’orto: solo così si sarebbe evitato che durante l’anno questo venisse attaccato o invaso da formiche e insetti nocivi.

A Refrontolo, dopo la messa solenne si usava andare in processione alla croce (posta per l’appunto sulla cima del Monte Croce); qui dopo aver recitato le litanie dei santi e le consuete Rogazioni,  

il sacerdote impartiva la benedizione ai fedeli che aveva lo scopo di “preservarli dai morsi delle serpi”.

Refrontolo Pasqua
Refrontolo

Buona Pasqua a tutti!

VIADebora Donadel
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