In occasione del centenario della Grande Guerra si sono moltiplicate le iniziative per ricordare e ripercorrere le tappe che tanto hanno segnato il territorio dell’Alta Marca. Tra il novembre del 1917 e l’ottobre del 1918 queste terre, sono state attraversate, divise e devastate dal fronte più cruento e decisivo della prima guerra mondiale.

I paesi del Montello, gli altri dislocati lungo il Piave e quelli limitrofi videro cadere migliaia di soldati di entrambi i fronti in un bagno di sangue che non deve essere dimenticato.

Questi stessi paesi, dove adesso regna la pace, sono parte di un territorio di meravigliosa bellezza. Visitare i siti che conservano la memoria di quei tragici, ma anche eroici, giorni, crea una consapevolezza che non può che farne apprezzare ancor di più il valore.

Aiutati da una pubblicazione voluta proprio in occasione del centenario, “Gli itinerari della Grande Guerra”, che potete trovare presso gli uffici turisti della zona e anche on line tra le pubblicazioni del Consorzio Pro Loco Quartier del Piave, tracciamo un percorso limitato al ricordo della battaglia finale, quella il cui anniversario si celebra proprio oggi.  

La battaglia di Vittorio Veneto

La battaglia di Vittorio Veneto si combatté tra il 24 ottobre e il 4 novembre 1918 nella zona tra il Piave, il Massiccio del Grappa, il Trentino e il Friuli e seguì di pochi mesi la fallita offensiva austriaca del giugno 1918 che non era riuscita a infrangere la resistenza italiana sul Piave e sul Grappa (la battaglia del Solstizio).

L’attacco decisivo italiano, ebbe inizio solo il 24 ottobre 1918 e fu caratterizzata da una fase iniziale duramente combattuta, durante la quale l’esercito austro-ungarico fu ancora in grado di opporre valida resistenza, con la progressiva disgregazione dei reparti e defezioni tra le minoranze nazionali, che favorirono la rapida avanzata finale dell’esercito italiano fino a Trento e Trieste.

La sera del 3 novembre 1918, con entrata in vigore alle ore 15:00 del giorno successivo, fu firmato l’armistizio di Villa Giusti che sancì la fine dell’Impero austro-ungarico e la vittoria dell’Italia nel primo conflitto mondiale.

Il Museo della Battaglia di Vittorio Veneto

Il Museo della Battaglia nasce dall’iniziativa di un ragazzo del ’99, Luigi Marson, vittoriese. Arruolato nel 2° Granatieri, inizia a collezionare cimeli. Sul Piave raccoglie un rosario di un caduto ungherese.

Da qui ha inizio – secondo la sua testimonianza – la passione di una vita. Non è un collezionista, ma uno studioso, che attraverso oggetti e documenti cerca di ricostruire, prima di tutto per sé stesso, l’evento bellico, al quale ha partecipato con spirito patriottico. Nel dopoguerra, allestisce una piccola raccolta a casa sua, in via Lioni. Nel 1936 ha luogo una prima esposizione pubblica, per intervento della Società Dante Alighieri. Marson decide di donare il frutto del suo impegno alla città di Vittorio Veneto e l’amministrazione comunale allestisce la nuova sede museale nella sede del consiglio della comunità a Ceneda. L’impegno del privato e l’interesse municipale vengono sovrastati dalla volontà del governo fascista di esaltare la vittoria del 1918. Il 2 novembre 1938 si svolge la grandiosa cerimonia di inaugurazione del nuovo Museo della Battaglia.

Ora il museo si propone di “raccontare la Storia a partire da una moltitudine di storie, microstorie, racconti, piccoli frammenti, aneddoti, spezzoni di memorie, capaci di ricomporre assieme una narrazione corale sul primo conflitto mondiale, di dare voce non solo alle grandi gesta degli eroi quanto piuttosto ai piccoli gesti quotidiani di ordinaria follia, all’assurda normalità della guerra.

Un Museo, dove la vera sfida non è quella di “spiegare” quanto quella di “raccontare”, grazie all’evocazione: reperti e documenti sono stati selezionati in modo da concentrare l’attenzione su singoli dettagli significativi, evitando un affastellamento che porta a confondere emozioni e comprensione da parte del visitatore.”

Le immagini sono tratte dal sito del Museo della Battaglia

La strada dei 100 giorni

Costruita per volontà del genio militate austriaco per alimentare il fronte sul Piave in previsione della grande offensiva del giugno 1918 si tratta della nota strada che copre il valico del San Boldo, in località Tovena di Cison di Valmarino.

Abbiamo descritto a lungo di questa leggendaria strada anche qui nel nostro blog. Un’opera di ingegneria di notevole pregio realizzata in soli 100 giorni grazie al lavoro di più di settemila persone, tra le quali molti civili del luogo: donne, anziani, bambini che scavano a mani nude per un semplice misero pasto.

Ma questa strada costruita con l’intento di dare il colpo finale all’Italia e all’Europa fu invece la via della ritirata dell’esercito Austroungarico, sconfitto e umiliato sul Piave prima e nella Battaglia di Vittorio Veneto poi.

Cimitero di guerra Austroungarico di Follina

Questo cimitero militare nasce nel novembre 1917 durante l’occupazione austriaca della Vallata in appoggio all’ospedale militare austriaco allestito presso l’ex lanificio Andretta che oggi ospita la Casa di Riposo S. Giuseppe.

Qui ebbero sepoltura oltre ottocento soldati di Austria, Ungheria, Cechia, Germania, Polonia, Slovacchia, Romania, Bosnia – Erzegovina, Croazia, Slovenia, Ucraina, ed Italia ma versò in stato di abbandono fino al 2004 quando l’amministrazione comunale di Follina si adoperò per l’esecuzione di alcuni sondaggi esplorativi in vista dell’ampliamento del cimitero civile.

Grazie agli scavi, eseguiti dal Gruppo Alpini di Follina, sono state recuperate 77 salme e, successivamente, grazie alla Fondazione Cassamarca, è stato realizzato un monumento sacrario nel quale esse riposano, all’ombra delle loro bandiere, unite a simbolo di ritrovata fratellanza fra i popoli.

Parco della Rimembranza di Refrontolo

Concludiamo questo breve percorso con uno dei tanti parchi della rimembranza sparsi nel Quartier del Piave: il Parco di Refrontolo, istituito il 4 novembre 1924, nel sesto anniversario della Vittoria.

A nord del cimitero, in un terreno concesso gratuitamente della signora Gei vedova Licer, furono messi a dimora tanti cipressi quanti erano stati i caduti della grande guerra.

Fu costruito gratuitamente dalle volonterose braccia dei giovani refrontolesi. Gli stessi paesani e una cinquantina di “ditte” contribuirono alla creazione del Parco con la somma non trascurabile di 1.500 lire.

Di quella lontana cerimonia di inaugurazione ne abbiamo parlato qui!

Vittorio Veneto, Cison di Valmarino, Follina, Refrontolo sono solo alcune delle tappe per ricordare la Grande Guerra.

L’Alta Marca Trevigiana è disseminata dalle tracce lasciate da quegli eventi tanto quanto dalla bellezza del paesaggio e dell’arte.

VIADebora Donadel
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